“Anche oggi genocidi come quello contro gli armeni e quelli del nazismo e dello stalinismo”. È la forte denuncia che Papa Francesco ha fatto nella messa per il centenario del “martirio” armeno avvenuto nel 1915 a opera della Turchia. “In diverse occasioni – ha affermato Bergoglio – ho definito questo tempo un tempo di guerra, una terza guerra mondiale ‘a pezzi’, in cui assistiamo quotidianamente a crimini efferati, a massacri sanguinosi e alla follia della distruzione. Purtroppo ancora oggi sentiamo il grido soffocato e trascurato di tanti nostri fratelli e sorelle inermi, che a causa della loro fede in Cristo o della loro appartenenza etnica vengono pubblicamente e atrocemente uccisi, decapitati, crocifissi, bruciati vivi, oppure costretti ad abbandonare la loro terra”.

Per Francesco “anche oggi stiamo vivendo una sorta di genocidio causato dall’indifferenza generale e collettiva, dal silenzio complice di Caino che esclama: ‘A me che importa?’. ‘Sono forse io il custode di mio fratello?’”. Bergoglio, facendo sue le parole sottoscritte da san Giovanni Paolo II nel 2001, ha sottolineato che “la nostra umanità ha vissuto nel secolo scorso tre grandi tragedie inaudite: la prima, quella che generalmente viene considerata come ‘il primo genocidio del XX secolo’; essa ha colpito il vostro popolo armeno, prima nazione cristiana, insieme ai siri cattolici e ortodossi, agli assiri, ai caldei e ai greci. Furono uccisi vescovi, sacerdoti, religiosi, donne, uomini, anziani e persino bambini e malati indifesi. Le altre due furono quelle perpetrate dal nazismo e dallo stalinismo. E più recentemente altri stermini di massa, come quelli in Cambogia, in Ruanda, in Burundi, in Bosnia”.

Ma nella sua forte denuncia il Papa ha evidenziato che, nonostante le tragedie del passato, “sembra che l’umanità non riesca a cessare di versare sangue innocente. Sembra che l’entusiasmo sorto alla fine della Seconda guerra mondiale stia scomparendo e dissolvendosi. Pare che la famiglia umana rifiuti di imparare dai propri errori causati dalla legge del terrore; e così ancora oggi c’è chi cerca di eliminare i propri simili, con l’aiuto di alcuni e con il silenzio complice di altri che rimangono spettatori. Non abbiamo ancora imparato – ha sottolineato Bergoglio – che la guerra è una follia, una inutile strage”.

Ai fedeli armeni presenti nella Basilica Vaticana insieme ai loro patriarchi, Francesco, che durante la celebrazione ha proclamato san Gregorio di Narek dottore della Chiesa, ha espresso la sua volontà di ricordare “con cuore trafitto dal dolore” il centenario del loro genocidio definendolo anche “tragico evento, immane e folle sterminio, che i vostri antenati hanno crudelmente patito”. Una storia ricostruita nel volume “La marcia senza ritorno” (Salerno editrice) della vaticanista de Il Messaggero, Franca Giansoldati, in cui l’autrice denuncia i “cento lunghi anni di silenzi colpevoli, di verità non ancora condivise”. Per la giornalista “responsabile di questo oblio non è stata solo la Turchia ma una parte dell’Europa che ha preferito nel frattempo guardare altrove. Si è trattato di una impenetrabile cortina di indifferenza che ha avvolto la storia di un popolo, privandolo del bisogno primario di vedere riconosciuto il suo dramma, nonché il dolore che ne è scaturito”.

Twitter: @FrancescoGrana