Oggi a Palazzo di Giustizia è il giorno della commemorazione delle vittime. Ma gli accenni polemici non sono mancati. Il presidente della corte d’Appello di Milano, Giovanni Canzio, ha affermato che non “è tempo di rivendicazioni sindacali e che serve rispetto per le altre istituzioni. Noi non ci sentiamo una fortezza assediata, non vogliamo alzare ponti levatoi ma vogliamo continuare ad aprirci ai cittadini e a una cultura comune”. Ben diversi i toni di Rodolfo Sabelli, presidente dell’Anm: “Fatti tragici che hanno un valore direttamente simbolico”, ha detto, evocando “la solitudine in cui tante volte è stata lasciata la giustizia”. Per Sabelli la sparatoria di ieri, che ha provocato tre morti e due feriti, è il frutto di “troppe tensioni che si raccolgono sulla giustizia”, ma anche della “troppa rabbia che si genera su chi esercita la giurisdizione”. Per questo il persidente del “sindacato” delle toghe ha voluto “richiamare tutti a un doveroso rispetto, precondizione per tenere a freno quella rabbia”. Alla fine un appello ad avvocati e magistrati: “Da questa tragedia deve nascere un senso di recupero: è il momento di ripartire da zero”.

Non si placa intanto la polemica sulle falle nella sicurezza che hanno permesso a Claudio Giardiello di presentarsi armato al processo che lo vedeva imputato di bancarotta fraudolenta, di compiere la strage e di uscire dal palazzo per tentare la fuga. Al momento, però, dai primi accertamenti non sono emersi rilievi penali sulla gestione della sicurezza in Tribunale. Che ieri, per dirla con le parole dei vertici degli uffici e del presidente del consiglio Matteo Renzi, ha presentato “una evidente falla”. In un post sul sito dei parlamentari, il Movimento 5 Stelle chiama in causa Roberto Maroni, in qualità di ex ministro dell’Interno. Il 17 ottobre 2011, il presidente dell’Associazione Italiana Vigilanza di Confindustria, Matteo Balestrero “inviava una missiva al Ministero dell’Interno, nella quale chiedeva espressamente di sapere “se gli Uffici del Palazzo di Giustizia di Milano e gli altri uffici giudiziari debbano o meno essere riconsiderati tra i siti sensibili per i quali, in maniera esplicita, è prevista in maniera esclusiva la vigilanza delle Guardie particolari giurate qualora a provvedere alla stessa non sia la forza pubblica”. Secondo l’M5s Maroni, che oggi si dice ‘sconvolto'”, agì come “Ponzio Pilato”, limitandosi a rispondere che del problema era stata investita “la prefettura di Milano”. Di conseguenza, “è facile immaginare che il Comune di Milano, davanti a questa risposta, e alla luce di sempre ulteriori tagli alle forze dell’ordine, optò per un sistema di vigilanza meno costoso e quindi più debole”.

Alla commemorazione è presente anche Alberta Brambilla Pisoni, madre dell’avvocato Lorenzo Claris Appiani: “Mio figlio aveva talento, era il più grande civilista che ho mai conosciuto”, ha detto in un intervento molto commosso, “e lo dico non perché è morto ma perché lo dicevano tutti quelli che ha incontrato”. Durante la cerimonia si è svolto anche il giuramento dei nuovi avvocati, con la mente rivolta verso la morte del collega, ucciso a colpi di pistola insieme al giudice Fernando Ciampi e a Giorgio Erba, coimputato di Giardiello. Appiani avrebbe dovuto testimoniare nel processo in cui Giardiello era imputato per bancarotta fraudolenta.

“Non ho mai pensato che nel diritto ci potesse essere il talento come nella musica o nella letteratura, poi però vedendo man mano quello che tirava fuori mio figlio Lorenzo ho capito che non esisteva solo lo studio, il tecnicismo, ma anche il talento giuridico”, ha spiegato la madre di Appiani, avvocato in pensione. “Appena laureato era venuto in studio da noi e come primo atto aveva scritto un ricorso per Cassazione ed era buona la prima – ha ricordato la donna -, lo abbiamo inviato come lo aveva scritto. Aveva 24 anni e non aveva mai scritto un atto”.

video di Francesca Martelli

C’è “preoccupazione” e “sconcerto”, e anche desiderio di tornare alla normalità tra gli avvocati e le persone che ogni giorno frequentano le aule del tribunale. Oggi le attività del Palazzo di Giustizia si stanno svolgendo regolarmente, e in molti nei corridoi commentano l’accaduto.

Intanto su Facebook, come avvenuto in altri casi, è stato aperto il gruppo a sostegno “Claudio Giardiello vittima di Stato”. “Giardiello è vittima di uno stato che ti strozza e ti tagliuzza con tasse assurde, portandoti via tutto e cercando di rinchiuderti in una gabbia” recita la pagina, e ancora “questa tragedia era inevitabile ed è solo questione di tempo, se le cose non cambiano, si ripeterà”.