È guerra ormai nel Pd calabrese impantanato in una polemica che, mese dopo mese, pone sempre più al centro la questione morale sollevata dall’ex ministro Maria Carmela Lanzetta. Il suo rifiuto di entrare in giunta regionale non è andato giù al governatore Mario Oliverio e al segretario calabrese del Partito democratico Ernesto Magorno, membro della Commissione parlamentare antimafia, renziano quando è a Roma ed equilibrista in Calabria tanto da digerire l’esclusione dei renziani dalle scelte politiche del presidente della Regione.

A scatenare la bufera è stata la decisione di non accettare il ruolo di assessore regionale offertole da Oliverio. Simbolo dell’antimafia e vittima di numerose intimidazioni sulle quali sta indagando la Dda di Reggio Calabria, lei si sarebbe dovuta sedere in giunta con l’assessore Nino De Gaetano (ex Rifondazione comunista oggi Pd) per il quale la squadra mobile aveva chiesto l’arresto alla Procura perché sarebbe stato sostenuto dalla cosca Tegano alle regionali del 2010.

“La mia esclusione di fatto dalla giunta – ha spiegato la Lanzetta in un’intervista a Klaus Davi – era incompatibile con un altro assessore che ne faceva parte ed è stato un punto a vantaggio della ‘ndrangheta”. Piu volte l’ex ministro ha denunciato l’isolamento del suo partito: “Bisogna dire le cose con estrema chiarezza. Nessun politico, nessun ministro mi ha chiamato. In questa terra il silenzio e l’omertà hanno anche ucciso. La ‘ndrangheta in questo momento sta occupando tutto”.

Parole di fuoco che hanno scatenato il segretario Magorno e il governatore Oliverio. E se il primo l’ha invitata “riferire alle competenti procure”, il presidente della Regione ha addirittura minacciato querele e ha sbottato: “C’è un limite a tutto. Mi auguro che la signora Lanzetta sia solo animata da sindrome di esaltazione del proprio ego e che, consapevolmente o meno, non si presti a essere strumento di una interessata strategia destabilizzante. Che gioco fa la Lanzetta? Quali interessi politici o di altro genere intende difendere? È inspiegabile che possa essere solo oggi divenuta improvvisamente detrattrice di Nino De Gaetano, quando, invece, fino al giorno della nomina della giunta ne ha sempre parlato, non solo a me, come un bravo e stimato dirigente politico. Immagino sappia la signora Lanzetta che la mafia si favorisce anche quando si sollevano polveroni e si gioca a indebolire e fiaccare la credibilità di una istituzione”.

E utilizzando le stesse argomentazioni dell’ex governatore Giuseppe Scopelliti contro la Lanzetta (all’epoca però difesa dal Pd), anche Oliverio si avventura in una ricostruzione del periodo in cui l’ex ministro era primo cittadino di Monasterace: “A me non è mai capitato di dovermi trovare nella condizione in cui è invece incorsa, probabilmente suo malgrado, la signora Lanzetta da sindaco di Monasterace. Non ho mai dovuto giustificare affidamenti illegali di lavori a causa della presenza nelle mie giunte di parenti stretti di boss mafiosi, riconosciuti tali da sentenze di condanna emesse nelle aule di tribunali”.

Non si è fatta attendere la risposta dell’ex ministro. Volano gli stracci nel Pd e la Lanzetta ne ha per tutti. “Contro di me infamità. – dice rivolgendosi al governatore Oliverio – La sottoscritta non è abituata a seguire o ad attuare ‘interessi politici’ di chicchessia e, soprattutto, lo invito a non abbandonarsi ad allusioni varie, perché sono inconsistenti e valgono solo come intimidazioni… politiche, naturalmente”. Non risparmia neanche la presidente della commissione antimafia Rosi Bindi: “Il ‘caso De Gaetano’ è scoppiato nei giornali a dicembre 2014 (con l’operazione Il Padrino contro la cosca Tegano, ndr), per poi essere ripreso a fine gennaio 2015, con fatti mai smentiti da nessuno. Stranamente, nonostante tutta questa pubblicazione giornalistica e una interrogazione parlamentare del 2010, la commissione antimafia non ha ritenuto di convocare le persone ritenute più opportune per fornire informazioni sulla questione. E chi convoca invece? Lanzetta”.

In altre parole, in Calabria fa discutere la scelta di Oliverio di nominare assessore regionale un politico sospettato di aver ricevuto i voti della ‘ndrangheta e la commissione antimafia si preoccupa di chiedere spiegazioni alla Lanzetta sul perché ha rifiutato di entrare in giunta. Pur conoscendo bene l’informativa della Squadra Mobile sul “caso De Gaetano”, infatti, ad oggi la presidente Bindi non ha ritenuto di convocare né il neo assessore ai Trasporti né il governatore Oliverio, riuscito nell’impresa di nominare una giunta che, oltre alle ombre su De Gaetano, è interamente indagata nell’inchiesta “Rimborsopoli” per la quale, come ha scritto il sito strill.it nelle settimane scorse (e mai smentito, ndr), pende al gip di Reggio una richiesta di misura cautelare per almeno sei consiglieri regionali della precedente legislatura. “Non ho accusato nessuno, – ha aggiunto l’ex ministro – ma ho solo fatto delle considerazioni politiche su una scelta che non condivido, ma che potrebbe fare un favore alla ndrangheta”.