Tecniche di suicidio e funzionamento della porta della cabina di pilotaggio. Sono questi i temi sui quali Andreas Lubitz, il copilota che ha fatto schiantare l’Airbus Germanwings contro le Alpi francesi, ha consultato i motori di ricerca attraverso il suo tablet dal 16 al 23 marzo, giorno prima della tragedia aerea in cui ha deliberatamente trascinato con sé altri 149 passeggeri nel suo atto suicida. Elementi che per il procuratore di Düsseldorf, Christoph Kumpa, indicano premeditazione. Non solo: secondo gli inquirenti francesi il copilota avrebbe “azionato due volte i comandi per evitare un’allerta, ed era quindi cosciente“.

“La seconda scatola nera è utilizzabile” – E a oltre una settimana dall’incidente è stata rinvenuta la seconda scatola nera che contiene i parametri di volo dell’Airbus. Il dispositivo, ritrovato scavando in un burrone, “lascia ragionevolmente sperare in una possibilità di utilizzo“, ha detto il procuratore di Marsiglia, Brice Robin. E’ stata inviata stasera stessa nei laboratori del Bea (Ufficio inchieste e analisi) di Roissy, vicino a Parigi. Il responsabile delle indagini ha aggiunto che il congegno consentirà di “constatare che a partire da un certo momento un solo pilota agisce all’interno della cabina di pilotaggio” e di conoscere anche la velocità, l’altitudine, il regime del motore e l’azione dei piloti durante gli ultimi minuti di volo. Dalle registrazioni audio contenute nella prima scatola nera è emerso che Lubitz ha chiuso fuori dalla cabina di pilotaggio il comandante che ha poi cercato inutilmente di rientrare, anche cercando di sfondare la porta.

Se anche il secondo congegno risulta utilizzabile, non vale lo stesso per i 40 cellulari gravemente danneggiati ritrovati sul luogo dello schianto. “Contiamo 470 reperti di effetti personali – ha detto l’ufficiale Galtier, che si è occupato delle ricerche – e 40 cellulari in condizioni molto deteriorate che ne renderanno l’utilizzo particolarmente difficile”. E uno dei telefoni, secondo Paris Match e Bild, contiene un video con gli ultimi momenti prima dello schianto che le due testate hanno scritto di avere visionato. La procura di Marsiglia, però, nega l’esistenza del filmato. Sul luogo della tragedia, le squadre di soccorso hanno terminato il recupero dei resti delle vittime e i profili dei 150 dna dei passeggeri, anche se la loro identificazione richiederà tra i due e i quattro mesi. Le famiglie delle vittime, ha aggiunto, verranno informate sulle identificazioni dei loro cari non appena queste saranno accertate. I resti saranno invece consegnati una volta concluse le operazioni di identificazione.

“Lubitz mentì ai medici” – Il quotidiano Bild pubblica nuovi dettagli sul profilo psicologico del 27enne di Montabaur. Secondo il giornale, tra i medicinali che utilizzava, sono stati trovati anche farmaci antidepressivi, tra cui il Lorazepam, generalmente prescritto a chi ha problemi di sonno, ma usato anche contro attacchi di panico. Non è chiaro se ne facesse però uso regolare. Secondo quanto emerge dall’indagine, il problema agli occhi di cui soffriva il copilota sarebbe stato provocato invece da un incidente stradale del 2014: da allora risulta che vedesse spesso “buio attorno a lui”. Al pilota i medici avevano prescritto un periodo di congedo dal lavoro, che includeva anche il giorno della tragedia. Ma Lubitz continuò ad andare al lavoro, mentendo così ai dottori. Nella sua casa, poche ore dopo la tragedia, era stato rinvenuto un certificato medico che prescriveva il riposo. Ma il pilota l’aveva strappato. E nelle settimane che hanno preceduto la tragedia, secondo la Cnn, Lubitz aveva contattato 5 o 6 medici per “chiedere aiuto”. Uno di loro era uno specialista di disturbi del sonno, problema di cui il 27enne soffriva.