Cercasi battutista per Arturo Brachetti. Lui non lo sa, ma è quello che gli consigliamo. Arturo, l’artista strepitoso con il ciuffo impomatato, è il più veloce trasformista del mondo e riesce a cambiare costume in scena in una manciata di secondi. Fino a 80 cambi ed interpretazioni in un solo spettacolo. Ma in quest’ultimo, “Brachetti, che sorpresa!“, ora in tournée al teatro Nazionale di Milano e poi sui palcoscenici di mezza Italia, le battute dei suoi comici spalla sono più adatte al circo Togni che non al one man show del suo calibro, tra l’altro mago, illusionista ed esperto di ombre cinesi.

Sarò pure un’idiota informatica, ma non sono riuscita a prenotare i biglietti dello spettacolo di Brachetti su Ticket One, il sito specializzato per la prevendita on line. Ho chiesto aiuto alla mia amica Antonella Matarrese, a suo marito Francesco Gattuso e a mio marito, tutti muniti di carta di credito, ma soprattutto di santa pazienza. Infine, a mia figlia quattordicenne che smanetta come un pesce nella rete e mi dice “Se te lo faccio, non mi fai studiare”. Risultato, ci hanno rimbalzato da un codice di sicurezza a un altro, da una password all’altra, tra conferme e verifiche bancarie. In cinque ci abbiamo provato, riprovato (tutti analfabeti di computer, poveri scemi del villaggio globale o potenziali hacker?) e ci siamo arresi. Io e la Matarrese ci siamo messe in fila al botteghino del teatro per comprare i biglietti, tutto esaurito, tranne ultima fila in galleria. E adesso mi chiedo come faranno i visitatori di Expo che, dopo la grande abbuffata di cibo, vino e cotillons, si vorranno godere un qualsiasi spettacolo in un qualsiasi teatro? Expo cambiate fornitore. Pagella Expo. Voto 2.

A volte ritornano. Me lo ritrovo, bello pasciuto, camicia nera di Dolce & Gabbana aperta sul pettorale poco scolpito, Stefano Ricucci adesso dice di fare l’immobiliarista a Londra. È attovagliato nel privè de “La Risacca”, in stile ruggenti anni ’80, beve solo Dom Perignon rosè in compagnia di una ragazza leopardata, con l’anello al naso (giuro, visto con i miei occhi). Per chi non lo ricordasse Ricucci, fu quello che ballò per una sola estate: matrimonione mediatico con Anna Falchi, scalata al Corriere della Sera (o almeno tentativo), e poi dalle stelle alle stalle. E’ rimasta storica la battuta, non proprio da lord, ma straordinariamente eloquente: “Tutti bravi a fare il frocio con il culo degli altri!”. Debole invece nell’ autodifesa: “Non voglio finire in una telenovela mediatica, non sono Ridge”. Ce ne siamo accorti, Ricucci.

image3Ecco modesto suggerimento per Brachetti:  se proprio a corto di idee, c’è sempre il Ricucci, in cerca d’autore.

Pagella Expo. Non si fa chiamare chef. Lui fa il cuoco, da 28 anni da quando Giuseppe, detto Gegè, si è trasferito dalla sua Avellino a Milano, zona Porta Romana. Ha rilevato un piccolo bugigattolo, si chiamava Tentacoli. Ci ha aggiunto il new, e “New tentacoli” è arrivato alla seconda generazione. image1Marco, il figlio, resiste alla tentazione di aprire il secondo, il terzo ristorante, di fare la catena trita qualità.  “Non puoi garantire gli stessi requisiti, se non sei presente in cucina a sfornare paccheri ripieni al granchio e pizza napoletana che neanche a Napoli sanno fare così”. E per di più sono aperti sette giorni su sette, altrimenti i cinesi gli fanno vedere i sorci verdi. Prezzi contenuti e qualità buona. Voto 8+.
Twitter@januariapiromal