Viveva ancora con i genitori a Montabaur Andreas Lubitz ed era un ragazzo “calmo e preciso”, che finalmente aveva realizzato il suo sogno: quello di fare il pilota. Peter Ruecker, un uomo che aveva conosciuto il co-pilota del volo della Germanwings che si è schiantato sulle Alpi francesi, ai microfoni di Rtl France non riesce a credere a quanto emerso finora dalle indagini degli inquirenti, secondo cui il 27enne avrebbe deliberatamente deciso di fare schiantare l’aereo, impedendo al capitano – momentaneamente uscito dalla cabina di pilotaggio – di rientrare.

“Non posso credere che abbia fatto una cosa simile – ha detto Ruecker – Aveva seguito la formazione di volo del club sin dalla più tenera giovinezza – ha raccontato – Ha preso la maturità qui, a Montabaur. Era un giovane del tutto normale. Era molto contento di avere questo lavoro. Era soddisfatto e felice. Aveva coronato il suo sogno. Da pilota dilettante era diventato professionista. Non aveva problemi. Non lo credo capace di una cosa simile”.

Ma Lubitz, secondo quanto scrive il sito del quotidiano tedesco Faz citando la madre di un’amica d’infanzia, aveva sospeso il suo addestramento alcuni anni fa per ”una sindrome da burnout, una depressione”. Il pilota, spiega il giornale, si sarebbe confidato in passato con la donna. Si sarebbero incontrati a Natale e alla ragazza sarebbe sembrato “assolutamente normale”.

Intanto la famiglia di Lubitz, ha riferito il personale degli uffici del Comune di Montabaur, “è stata portata dalla polizia federale lontano dalla casa di Montabaur, nel Land della Renania-Palatinato, e trasferita in un luogo sicuro e sotto sorveglianza”. Gabriele Wieland, sindaco della cittadina di 12.500 abitanti, ha spiegato che il ragazzo “viveva con i genitori a Montabaur e aveva una casa anche a Duesseldorf“.

Entrambe le abitazioni sono state perquisite dalla polizia di Duesseldorf. Secondo media tedeschi, gli agenti hanno collocato diverse auto nella strada dove si trova l’auto dei genitori, dove sono sopraggiunte diverse troupe televisive. I due hanno saputo la verità sul disastro aereo della Germanwings solo poco prima della conferenza stampa nella quale il procuratore di Marsiglia indicava nel copilota il responsabile della tragedia e sono stati separati dagli altri famigliari non appena emersa la responsabilità del figlio.

Gli psicologi che supportano i parenti delle vittime hanno spiegato che “oltre al dolore” dovranno ora occuparsi anche “della rabbia” dei parenti delle vittime. “E’ difficile accettare la morte improvvisa di un proprio caro – spiegano – lo è ancora di più se a causarla è stata l’azione deliberata di qualcuno. In questi casi, la rabbia diventa ‘alleata’ del dolore e lo rende ancora più grande”.