“Erano più di uno ed avevano i caschi”, raccontava intubato e sofferente Ciro Esposito dal suo letto d’ospedale durante uno dei sui lunghi 53 giorni di agonia. Secondo quanto emerge da una registrazione audio diffusa dal Giornale Radio Rai, il giovane tifoso napoletano ferito con colpi di pistola nel prepartita della finale di Coppa Italia lo scorso 3 maggio “risponde – rende noto il Giornale Radio – alle domande di un perito consulente della famiglia. Perché ti trovi qua, gli viene chiesto? ‘Mi hanno sparato‘ risponde il ragazzo che spiega: ‘Stavo andando a vedere la partita, il biglietto lo avevo comprato dove abito io, a Napoli'”. Esposito è nel suo letto nel reparto di terapia intensiva del Policlinico Gemelli dove era ricoverato e dove è deceduto il 25 giugno. Con la voce fioca, “ricorda che gli aggressori ‘Erano più di uno’. E dice: ‘avevano i caschi’. Perché ti ha sparato gli chiede il perito? ‘Era fuori di testa‘. Ed ancora: ‘Stava in piedi e poi a terra e parlava con accento romano'”.

Il 23 marzo la procura di Roma ha chiuso le indagini sul ferimento mortale, avvenuto a poche ore dal calcio d’inizio della finale di coppa Italia, tra Fiorentina e Napoli. L’avviso di chiusura indagini è stato notificato a Daniele De Santis, il tifoso romanista accusato di aver fatto fuoco in direzione del rivale partenopeo, morto 53 giorni dopo in ospedale. De Santis, per indagato per l’omicidio di Ciro, è sotto accusa anche per porto abusivo di armi e per il tentato omicidio di Gennaro Fioretto e Alfonso Esposito, a loro volta accusati di rissa aggravata nell’ambito dello stesso procedimento. Stralciate invece le posizioni di altri quattro soggetti che, stando alla ricostruzione effettuata dagli inquirenti, assalì il bus dei tifosi napoletani a pochi passi dal luogo degli scontri.

“La chiusura delle indagini preliminari dell’inchiesta per l’omicidio di Ciro Esposito è un passo importante e determinante per lo sviluppo della vicenda e per assicurare giustizia alla famiglia dell’eroico tifoso azzurro, alla città di Napoli ed allo sport del calcio». È quanto affermano, in una nota, gli avvocati napoletani Angelo e Sergio Pisani e Damiano De Rosa, «soprattutto in considerazione del fatto che la Procura ha riconosciuto la configurabilità dell’omicidio volontario con l’aggravante dei futili motivi a carico di De Santis”.

«Era quello che ci aspettavamo, l’orientamento della Procura di Roma è sempre stato questo ma è importante che sia stato riconosciuto che Daniele De Santis è stato oggetto, a sua volta, di una aggressione brutale». È quanto afferma l’avvocato Tommaso Politi, difensore di «Gastone», l’ultrà della Roma accusato dell’omicidio di Esposito.«Faremo chiarezza al processo – conclude Politi – ma va messo in risalto come la Procura abbia riconosciuto che in quella fasi drammatiche il mio assistito è stato raggiunto da alcune coltellate come da noi detto fin dal primo momento al punto che oggi vengono contestate lesioni personali permanenti».

I fatti avvennero nella zona di viale Tor di Quinto, non lontano dallo stadio Olimpico. Secondo i Ris che hanno svolto una maxiperizia, De Santis fece fuoco in direzione dei tifosi del Napoli dopo essere stato raggiunto da alcune coltellate all’addome, “sopraffatto dagli aggressori”, scrivono i periti. De Santis pochi minuti prima aveva compiuto una sorta di blitz, assieme ad altre quattro persone con indosso caschi integrali (la cui posizione è stata stralciata), lanciando fumogeni contro alcuni pullman con a bordo sostenitori del Napoli. Il colpo partì dalla pistola di De Santis nel corso della rissa scoppiata nel viottolo di accesso al Ciak Village dove Gastone viveva in quanto custode. Il proiettile penetrò il polmone di Esposito per andarsi a conficcare nella colonna vertebrale. Lesioni che apparvero subito gravissime al punto che, come conferma il medico legale Costantino Ciallella che ha svolto una consulenza per la Procura, se Ciro si fosse salvato avrebbe comunque rischiato di rimanere paralizzato. Dal canto suo De Santis, nel corso della violenta rissa, rimase gravemente ferito al piede sinistro.