31,99% per la finale dell’Isola dei Famosi è certamente un trionfo per il Biscione, ma anche il Cavallo ci ha messo la zampona perché proprio in quella sera Rai1 ha giocato al risparmio programmando una replica, la fiction sulla vita di Domenico Modugno. Particolarmente non attrattiva per il pubblico più giovane a cui quel grande degli anni del boom dice assai poco.

E così nell’orario del prime time, e cioè fino alle 23.15, Rai Uno ha ceduto 3,2 milioni di spettatori, quasi la metà rispetto a quanti ne aveva radunati la settimana precedente con l’usuale telenovela di Stato, Un Passo da Cielo, che mostrava in azione Terence Hill travestito da forestale. La metà di questi delusi ha addirittura scelto di rinunciare alla tv per una sera e così un milione di maschi anzianotti e mezzo milione di donne, anch’esse non di primo pelo hanno passato la sera chissà come. Mentre l’altra metà, spinta dalle teenager di casa, è arrivata sulle sponde dell’Isola a vedere i Famosi.

Insomma, a guardare le cifre resta la sensazione di un match truccato, come un incontro di boxe che diventa una esibizione di wrestling. Il finto match fra le due reti maggiori non ha riguardato le altre: La7 e Rete4 coi loro talk show hanno fatto perfino meglio della settimana precedente, perché qualche marginale spettatore orfano del Terence Hill di Rai Uno sono riusciti a procurarselo perfino i loro talk politici. Ma anche a Italia1, a Rai2 e a Rai 3, che hanno tutte confermato le usuali programmazioni, la concomitanza col finalone dell’Isola non ha fatto un baffo. Salvo che gli spettatori di questi canali, man mano che terminava il programma della sera in gran parte chiudevano le tv e andavano a dormire, lasciando il campo dell’auditel a quelli ormai ingaggiati dal celebrity show di Canale5.

Al tirare delle somme, questo lunedì dei Famosi ci ha ricordato una famosa, quella sì, fotografia di più di mezzo secolo fa (4 luglio 1952) dove Bartali passa la borraccia a Coppi, il suo grandissimo rivale, favorendone la vittoria al Tour de France. Ma quelli erano gentiluomini dello sport e non cinici palinsestari che, essendo concorrenti, quando si passano le borracce dovrebbero prima riempirle d’acqua sì, ma avvelenata.