“Ma fare volontariato in Italia non è abbastanza di moda? Se partiranno affari loro, ma non chiedano più niente a nessuno!”. Matteo Salvini su Facebook attacca Vanessa Marzullo, la volontaria rapita in Siria e poi liberata dopo 5 mesi insieme a Greta Ramelli, che in un’intervista a Repubblica, la prima dal loro rilascio, spiega: “Appena potremo, non so ancora quando, se ci sarà ancora bisogno, e purtroppo è così, in Siria potremmo anche tornarci”.

La smentita – L’intervista firmata dal giornalista Paolo Berizzi, viene però smentita dal fratello di Vanessa, Mario, che su Facebook scrive: “Il giornalista è la categoria dei lavoratori più vile e infame che ci sia! Vanessa non ha fatto nessuna intervista, anzi è stata proprio rifiutata a quel giornalista che poi ha pubblicato l’articolo, quindi ciò che è stato scritto/detto non è affatto vero. Smentiamo tutto”.

Sulla questione interviene anche il giornalista Rai Amedeo Ricucci – rapito per dieci giorni in Siria nel 2013 insieme ad altri tre giornalisti italiani – che sempre sul social network precisa: “Il colloquio fra Vanessa e il giornalista c’è stato. Ma Vanessa alla fine gli ha detto che non doveva essere pubblicata una riga. Lui l’ha fatto e – pare – ha travisato alcune affermazioni di Vanessa Marzullo. Quindi – conclude Ricucci -: ha sbagliato Vanessa e Berizzi non è stato uno sciacallo – come avevo scritto all’inizio – ma solo un giornalista assetato di scoop”. In uno status in cui postava l’intervista alla ragazza il giornalista Rai aveva infatti scritto: “Su Repubblica viene pubblicata un’intervista a Vanessa che la ragazza non ha mai autorizzato né concesso. Complimenti al collega…”.

Salvini: “Tornano in Siria? Nessuno rompa più l’anima se gli succede qualcosa” – La polemica politica, però, è già innescata. “Ragazze, fate volontariato vicino a casa vostra” o in caso contrario, ha aggiunto il leader del Carroccio dai microfoni di Radio Padania, “firmate una bella liberatoria, e la fate firmare anche alla mamma e al papà per cui non siano i cittadini italiani a rimetterci un centesimo di euro se andate in zona di guerra a fare quello che potreste fare sotto casa vostra”.

Poi l’affondo del segretario della Lega, che nel giorno della liberazione aveva definito “schifo” l’eventuale pagamento di un riscatto da parte dello stato italiano. Un’ipotesi che, però, non è mai stata confermata ufficialmente. “Possiamo aprire una sottoscrizione come Radio Padania per pagar loro il biglietto di sola andata – afferma Salvini ai microfoni dell’emittente del Carroccio – basta che nessuno rompa più l’anima se gli succede, malauguratamente, qualcosa”. Il segretario, che non sa “se ci sono o ci fanno”, durante la diretta sull’emittente ha anche stoppato gli insulti alle due ragazze di un’ascoltatrice: “No – ha tagliato corto – noi rispettiamo le scelte di chiunque. Semplicemente diciamo che probabilmente andare a fare volontariato in zona di guerra è un tantino rischioso. Per loro e per gli altri”.

E a Salvini si aggiunge il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. “Vanessa e Greta vogliono tornare in Siria? Prima restituiscano agli italiani tutti i soldi che lo Stato ha speso per loro. E, vista la scelta consapevole delle due, mi auguro che questa volta, in caso di nuovo rapimento, il governo non voglia pagare un nuovo riscatto”.

L’intervista a Repubblica – “In questi due mesi è come se mi fossi riparata dentro un guscio – racconta Vanessa al quotidiano – da una parte è stato istinto di autoprotezione. Dall’altra anche un pò di vergogna“, ma “non come la intendono tutti quelli che ci hanno buttato addosso palate di fango“.

La vergogna che intende, prosegue, “è un’altra. È andare in giro e vedere che uno ti guarda in faccia con l’aria di chi pensa: ‘Eccola, adesso è qua. Beata e tranquilla. Ma se non c’era lo Stato che pagava… Se non c’eravamo noi cittadini che pagavamo…’. È una sensazione difficile da spiegare”. “Se per vergogna si intende imbarazzo per quello che abbiamo fatto, io non mi vergogno di niente. Anzi, ne vado fiera”.

Vanessa aggiunge inoltre di non avere “nessun altro senso di colpa se non quello di avere fatto preoccupare le persone che mi vogliono bene e, ovviamente, anche l’Italia. Abbiamo ringraziato lo Stato, senza il cui intervento non sarei qui in questo momento”. E parla della sua esperienza con l’altra cooperante, Greta Ramelli. “Siamo andate in Siria da volontarie con il progetto per il quale abbiamo lavorato per quasi tre anni: ‘Assistenza sanitaria in Siria”. Non vai “con l’Onu a portare aiuti. Non funziona così”. “Non era il primo viaggio in Siria e non sarà l’ultimo”, promette. I cinque mesi nelle mani dei rapitori sono stati difficili ma “siamo state trattate bene”, sottolinea, “mai subito abusiviolenze. Né ricevuto direttamente minacce di morte. Siamo state fortunate. Credo ci sia molta differenza tra come vengono trattati gli uomini e le donne“.