Il nuovo anno è iniziato per gli automobilisti nel migliore dei modi: i prezzi dei carburanti sono scesi grazie al crollo delle quotazioni del greggio e il governo ha deciso di non far scattare l’aumento delle accise previsto dal decreto legge sull’Imu del 2011. La pace tuttavia è durata poco: non solo i listini si stanno impennando di nuovo, ma alla vigilia di Pasqua è in programma una nuova serrata dei distributori autostradali.

Secondo il nuovo servizio di checkupprezzinews.it, nel week end sono tornati i rincari, con Q8 e Shell che hanno alzato il prezzo della benzina di un centesimo al litro e quello del diesel di 0,5. Mentre Eni ha rincarato il Gpl di 1,5 centesimi, portandolo a 0,626. La media nazionale della benzina, al servito, è tornata così sopra 1,7 euro/litro, contro i circa 1,6 di inizio gennaio. Insomma, tutto ciò che i consumatori erano riusciti a risparmiare, ora rischiano pian piano di restituirlo. “Se proseguirà la corsa dei prezzi, i vantaggi finora garantiti dalle basse quotazioni del petrolio e da listini alla pompa in discesa svaniranno nell’arco di poche settimane”, commenta il presidente del Codacons, Carlo Rienzi. Stiamo parlando di ben 1,39 miliardi di euro risparmiati nei primi due mesi del 2015, secondo le elaborazioni del Centro studi Promotor anticipate dall’Ansa. E, vista la perdurante stagnazione dell’economia italiana, si può far risalire al calo dei prezzi anche la crescita dello 0,4% dei consumi di benzina e gasolio auto nel primo bimestre dell’anno.

In questo quadro, compagnie petrolifere e sindacati dei benzinai continuano a incontrarsi all’ennesimo tavolo al ministero dello Sviluppo economico. Gli operatori stanno cercando un punto di accordo per una riforma organica della rete, partendo da un taglio dei punti vendita (5-6.000) e dalla loro modernizzazione. Ma gli interessi in gioco sono troppi e contrastanti, il che impedisce di uscire da un’impasse che dura da decenni. E il governo, in difficoltà, non fa che mettere a punto piccoli aggiustamenti, come quello del Ddl concorrenza che cancella l’obbligo di vendere anche Gpl o metano per poter aprire un nuovo distributore.

A gettare benzina sul fuoco (è proprio il caso di dirlo), l’annuncio di un nuovo sciopero delle aree di servizio autostradali, dopo quello del 4-5 marzo scorso, contro la riforma del settore emanata di recente dal governo. Riforma che ha l’obiettivo di ristrutturare e modernizzare la rete autostradale, con la conseguente riduzione dei prezzi dei carburanti. Ma che, denunciano i benzinai, non risolve neanche lontanamente i problemi che attanagliano il settore: non c’è nulla per ridurre le royalty alle stelle (contro cui è intervenuta anche l’Antitrust) e non contiene misure sufficienti né per migliorare la qualità del servizio né per tagliare i punti vendita obsoleti. Dunque, dicono, i prezzi non potranno diminuire.

Gli impianti saranno quindi chiusi a ridosso delle festività pasquali, da mezzanotte di martedì 31 marzo fino alle 24 di mercoledì 1 aprile. Siamo di fronte – dicono le tre sigle sindacali Faib, FegicaAnisa – a “un sistema che garantisce aumenti sistematici dei pedaggi e delle tariffe, proroghe ultradecennali di già lunghissime concessioni, rimesse milionarie statali praticamente a fondo perduto, oltre alla possibilità – in assenza di regole certe, eque e di qualunque reale controllo – di imporre un regime di royalty a esclusivo ed ulteriore vantaggio dei concessionari che si traduce in prezzi dei carburanti più alti d’Europa e standard di servizio sempre più rarefatti e inadeguati ad un bene pubblico offerto in concessione”.