A Ferrara ci sono stati altri casi simili a quello di Federico Aldrovandi finiti nel dimenticatoio. Lo ha affermato pubblicamente un ispettore della questura di FerraraAlessandro Chiarelli. Il responsabile dell’ufficio minori e segretario provinciale del Siap (Sindacato italiano appartenenti alla Polizia) ha infatti presentato il suo libro “Il caso Aldrovandi 2005-2015”, un saggio-inchiesta che nelle intenzioni dell’autore analizza i fattori concomitanti alla tragedia avvenuta in via Ippodromo dieci anni fa: il gap tecnologico-addestrativo della Polizia di Stato italiana, l’abuso delle droghe nei giovani e l’illusione di controllarle, l’inerzia dei vertici ministeriali.

Di fronte all’uditorio l’ispettore non ha fatto sconti sulla gestione della vicenda Aldrovandi nei mesi immediatamente successivi all’omicidio colposo: “Era sbagliato già il mattinale nel quale nemmeno si parlava dello scontro, un tentativo riduzionista per risolvere la situazione come se ne sono visti tanti nel corso dei decenni in Italia”. Per poi aggiungere: “Anche a Ferrara ci sono state altre situazioni molto dubbie risolte in modo abbastanza ‘in carrozza’”. Una frase passata quasi sottotraccia in mezzo a stralci di sentenze, brani del libro, domande e risposte che hanno fatto da corollario al dibattito, ma che è chiara nel suo significato: un funzionario della questura e sindacalista della Polizia di Stato ha affermato di essere al corrente di altri casi dubbi simili all’omicidio colposo di Federico avvenuti in passato a Ferrara e che la loro gestione è stata fatta in maniera lacunosa.

Al termine dell’incontro, il consigliere comunale Leonardo Fiorentini (Sinistra ecologia e libertà) ha depositato un’interrogazione. Nel testo si chiede al sindaco, “quale rappresentante dei cittadini” che “siede all’interno del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica” di attivarsi per avere “formali chiarimenti dalle autorità di pubblica sicurezza della nostra, nella sede appropriata”, per “l’eventuale promozione delle attività di indagine necessarie a fare chiarezza nei confronti della città sulle vicende evocate dal funzionario di polizia”. “Tale affermazione – considera il consigliere -, se confermata nella sua veridicità, pone ulteriori gravissime ombre sulla gestione dell’ordine pubblico nella nostra città, che ha già visto incrinarsi la fiducia da parte dei cittadini nei confronti delle forze dell’ordine a seguito dell’uccisione del diciottenne Federico Aldrovandi, avvenuta nel settembre 2005, e delle successive mistificazioni mediatiche e attività di depistaggio di cui si è occupata la magistratura”.