Le pressioni aumentano di ora in ora: una mozione di sfiducia e mezzo (perché la Lega ha puntato il dito su Angelino Alfano), una richiesta unanime di chiarimento da tutti i gruppi parlamentari del Senato e soprattutto un deciso invito a fare le “valutazioni” opportune che arriva da più parti. Maurizio Lupi, ministro delle Infrastrutture, è sempre più nell’occhio del ciclone dopo l’inchiesta della procura di Firenze sulla gestione illecita degli appalti delle cosiddette Grandi opere che ha portato all’arresto di 4 persone e all’iscrizione sul registro degli indagati di altre 51. “Non mi dimetto. Contro di me non c’è niente. E’ tutta una manovra contro di me in chiave elettorale in Lombardia“, ha ripetuto per tutto il pomeriggio Lupi anche ai colleghi dell’Ncd che l’hanno sentito. E in serata, secondo quanto riportato dalle agenzie, i vertici del partito – inclusi Angelino Alfano e Gaetano Quagliariello – hanno espresso compatto e pieno sostegno al ministro.

A prendere una posizione netta sulla questione è la Conferenza Episcopale Italiana. “Il popolo degli onesti deve assolutamente reagire senza deprimersi – ha detto il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei – continuando a fare con onestà e competenza il proprio lavoro ma anche protestando nei modi corretti contro questo malesempio che sembra essere un regime”. “Purtroppo – ha aggiunto il cardinale – lo spettacolo è deprimente e sembra crescere. Spero che la gente non si lasci deprimere o scoraggiare dai cattivi esempi che vengono da tante parti, soprattutto da chi ha maggiori responsabilità nella cosa pubblica”.

“Dobbiamo stare ai fatti. Lupi non è indagato, i fatti non sono tutti a nostra conoscenza. E’ chiaro che ci sono valutazioni politiche che si faranno ma ci vuole un po’ più di contezza delle carte. Poi c’è una decisione che spetta al singolo e credo che sia in corso una valutazione da parte del ministro”. Lo ha detto Graziano Delrio, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, nel corso della presentazione alla Camera del suo libro Cambiando l’Italia., parlando dello scandalo che ha portato in carcere Ettore Incalza, storico manager del ministero delle Infrastrutture, e coinvolto il titolare del dicastero.

“Non c’è nessuno obbligo da parte del ministro – ha spiegato Delrio – ci sono poi le valutazioni politiche che sono oggetto di valutazioni complessive che si stanno facendo in queste ore”. Per il sottosegretario alla presidenza del Consiglio “ad oggi nessuno di noi può fare valutazioni. Poi c’è la decisione che spetta al singolo, che può fare delle scelte a prescindere. Credo che una valutazione da parte sua sia in corso, dipende da lui e non da me. Da parte nostra c’è un elemento di prudenza perchè stiamo valutando quello che è successo”.

Molto più netta la posizione del ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti: “Non esiste un caso Lupi. Stiamo parlando di un ministro che non ha né un avviso di garanzia, né nulla. Credo che essere colpevolisti va bene, ma non ci può essere un’esasperazione di questo genere perché allora non si tratta più di colpevolismo, ma diventa una strumentalizzazione e strumentalizzare vicende di questo genere soprattutto quando ci sono di mezzo rapporti familiari la trovo una cosa tristissima”.

A chiedere un passo indietro del ministro è Matteo Salvini: “”Vogliamo ascoltare cosa dirà Lupi, ma sicuramente non potrà andare avanti a fare il ministro. Oltre a Lupi vogliamo mettere in discussione il suo capo Angelino Alfano”, ha detto il segretario della Lega Nord a “Otto e mezzo” su La7.

Roberto Formigoni, invece, non vede alcun motivo per cui Lupi dovrebbe dimettersi. “Non credo che le dimissioni siano nell’orizzonte delle scelte che Lupi intende fare – ha detto il collega d partito a Sky TG24 Economia  – sulla base di quanto emerso fino ad adesso, Lupi non è indagato e le colpe sarebbero del figlio. Lupi starà riflettendo su cosa non ha funzionato nel suo ministero, su come mai un manager d’esperienza come Ercole Incalza possa aver tradito la sua fiducia e quella dei ministri precedenti. Queste saranno le sue riflessioni e non vedo francamente motivo per dimettersi”.

Secondo alcune fonti, però, Matteo Renzi avrebbe già pensato di sostituire Lupi e avrebbe telefonato a Michele Emiliano, ex magistrato ed ex sindaco di Bari, per sondare la sua disponibilità. Il diretto interessato smentisce: “Non mi ha mai chiamato Renzi: non c’è stata nessuna telefonata di Renzi, proprio nessuna – spiega il candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Puglia e segretario del Pd in Puglia – si tratta di una notizia priva di fondamento. Non so se sia vera la notizia secondo cui Renzi mi vorrebbe al governo, ma anche se così fosse io non rinuncerei mai e poi mai alla mia candidatura alla presidenza della Regione Puglia”. Il nome di Emiliano compariva già nelle carte dell’inchiesta: nel febbraio 2014, Stefano Perotti, tra le quattro persone arrestate, “mostra alla moglie tutta la sua preoccupazione per la possibilità che Maurizio Lupi non sia confermato come ministro per le infrastrutture”, si legge nell’ordinanza del gip di Firenze, e riferendosi alla possibilità che possa essere nominato al suo posto Michele Emiliano commenta: “No, il rischio è questo Emiliano, che sarebbe un magistrato, che è terribile“.

Intanto gli organizzatori hanno confermato che Lupi e il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, saranno presenti domani all’inaugurazione di Made Expo, il Salone dedicato al mondo del design, dell’architettura e dell’edilizia che apre alla Fiera Milano Rho. In giornata il ministro delle Infrastrutture ha firmato il decreto che ripartisce i 50 milioni di euro destinati ai Provveditorati per le Opere Pubbliche per interventi urgenti in materia di dissesto idrogeologico concordati con la Struttura tecnica di missione insediata presso la Presidenza del Consiglio. Dei 50 milioni, 18 (il 34%) sono destinati a interventi nelle regioni del Sud e 4 milioni al comune di Cesenatico devastato dall’alluvione del febbraio scorso.