Il piano di razionalizzazione del governatore Ignazio Visco e del direttore generale Salvatore Rossi, che prevede la chiusura di 22 filiali territoriali, è inaccettabile per i sindacati. Che per lunedì hanno indetto uno sciopero. “L’articolazione della rete territoriale della Banca d’Italia – scrive in una nota il segretario della Fisac Cgil, Agostino Megale – dopo la riforma voluta dall’allora governatore Draghi nel 2008, non può essere rivista ulteriormente”. All’epoca furono chiuse 39 sedi delle 97 originarie, per un risparmio di circa 80 milioni di euro. “Pur in presenza di una decisione unilaterale, contrattammo le ricadute sul mondo del lavoro, ma la prospettiva doveva essere quella di un effettivo potenziamento delle filiali rimaste. Al contrario, invece, il nuovo vertice ne ha deliberatamente provocato un progressivo ridimensionamento operativo, arrivando ora a proporne la chiusura su larga scala”.

I rappresentanti dei lavoratori “rifiutano una simile impostazione” e la Fisac “chiede alla Banca di tornare al tavolo per proseguire il confronto avviato col protocollo d’intesa del 2 ottobre 2013″. L’auspicio è di “arrivare a un modello flessibile di presenza sul territorio che garantisca la persistenza della Banca d’Italia in ogni contesto attualmente individuato, prevedendo anche un potenziamento di tutte quelle realtà dove lo richiedano le analisi sulla collocazione geografica, sulla dimensione demografica e sulla natura economica del distretto di riferimento. Banca d’Italia deve continuare a rappresentare quel valore e quel patrimonio istituzionale e di competenze da sempre al servizio del Paese che noi difendiamo che non può e non deve essere svalorizzato“.

Via Nazionale finora non ha ascoltato le richieste del sindacato e ha anzi deciso di proseguire con il piano, che coinvolgerà 360 dipendenti sui 7mila totali e entro il 2018 dovrebbe ridurre la rete della banca centrale a sole 39 filiali.