Lombardi e ticinesi una fazza una razza. Così è secondo Luciano Milan Danti, il trentatreenne leader della Lega Sud Ticino, nuovo soggetto politico che si presenterà alle imminenti elezioni cantonali svizzere. Non si tratta di un doppione della già nota Lega dei Ticinesi. Niente affatto. La Lega Sud Ticino è un movimento identitario che rifiuta toni turpi e metodi gretti dei leghisti anti-italiani e che, guardando con simpatia alla vecchia Lega Nord di Bossi “quella che sapeva essere né di destra né di sinistra”, punta molto sull’identità etnica e territoriale lombarda, sognando un’unica grande Lombardia:

“Il nostro discorso è principalmente identitario – spiega Danti – precisiamo subito che non è vero che vogliamo referendum per l’annessione all’Italia, ci definiamo lombardi in tutta serenità, del resto ci separa solo una ramina artificiale (rete metallica, ndr) ma di confini veri e propri non ce ne sono, mentre a nord ci sono le Alpi. Il nostro sbocco naturale è verso sud, verso la Lombardia. Parliamo lo stesso dialetto, viviamo in un territorio che non conosce barriere e abbiamo le stesse bandiere (il ducale di Milano, ndr)”. Sebbene quelli di Lega Sud Ticino non siano così folli da pensare ad una imminente annessione del Canton Ticino alla Lombardia, la prospettiva non è nemmeno un tabù: “Quando mi affaccio dal balcone di casa ho Lombardia a sinistra, il Piemonte a destra e di fronte il Lago Maggiore. Ma non vedo confini fisici. Mi chiedo perché cavolo siamo sempre a romperci le balle tra di noi?”.

Il discorso del nuovo soggetto politico appare cristallino: ad un territorio che condivide lingua, etnia dovrebbe corrispondere un’unica entità politica. C’è da chiedersi però come questo movimento speri di fare breccia nei cuori dei ticinesi in un momento in cui il sentimento anti-italiano è più forte che mai. Con la fine del segreto bancario, il franco forte e la massiccia presenza di lavoratori frontalieri italiani, dalle parti del Canton Ticino non sono in molti quelli disposti ad avere uno sguardo tenero verso il nostro paese.

“Dalla Lega dei Ticinesi e dall’Udc (partito elvetico di ultradestra) ci dividono molti punti, loro puntano sull’identità fuffa del ticinese, che non esiste. Spingono per un elvetismo massiccio, sempre in contrapposizione con l’Italia e i lavoratori frontalieri. Io che sono del locarnese ho più punti in comune con gli abitanti della Val Vigezzo o con quelli della Val d’Ossola che non con un luganese”. Poi puntualizza: “È normale che i frontalieri vengano qui, a parti inverse farei la stessa cosa. Il lavoratore cerca le condizioni migliori, quelli che sbagliano sono gli imprenditori che pagano gli italiani meno di uno svizzero. Non si può puntare sempre il dito sull’ultimo anello della catena. La Lega dei Ticinesi ha avuto l’opportunità di fare un gol a porta vuota contro questo fenomeno votando il salario minimo ma non lo hanno sostenuto, preferendo continuare a fare sciacallaggio”.

Oggi invece, secondo Danti, la strada della sopravvivenza del Ticino non è quella che va verso nord, ma quella che guarda a Sud: “Dopo 40 anni di bambagia non possiamo più contare sul segreto bancario e il sistema bancario ticinese rischia il collasso. L’unica via per la sopravvivenza è guardare alla Lombardia e al suo ricco tessuto industriale. Magari le banche, dopo anni passati a rastrellare valuta potrebbero iniziare ad affidare i quattrini agli imprenditori lombardi, creando ricchezza anche in Ticino”.

Il leader della Lega Sud Ticino, che sul profilo Facebook sfoggia fotografie abbracciato ad Umberto Bossi, sospende ogni giudizio sulla svolta impressa da Matteo Salvini e ci tiene a precisare che: “Qualcuno ha cercato di far credere che io sono un fascista irredentista italiano. Niente di più falso. I nostri temi sono sicuramente più vicini ad una sensibilità di sinistra”.