Per ora è solo una bozza. Ma che ha già incassato l’adesione delle opposizioni e della sinistra Pd. Stefano Fassina e Pippo Civati si sono già espressi a favore. Contiene una lista di accertamenti lunga e dettagliata. Ma di fatto, l’indagine conoscitiva richiesta al presidente della commissione Finanze della Camera, Daniele Capezzone, da Daniele Pesco (capogruppo) del Movimento 5 Stelle, si concentra sugli effetti di un unico provvedimento: il discusso decreto legge varato dal governo di Matteo Renzi che prevede la trasformazione in società per azioni delle banche Popolari con patrimonio di almeno 8 miliardi di euro.

ANALISI E CONFLITTI – Un decreto rispetto al quale i deputati grillini mettono in discussione innanzitutto la stessa scelta della soglia patrimoniale (gli 8 miliardi appunto). Chiedendo di estendere la verifica all’effettiva «erogazione di credito verso piccole e medie imprese e famiglie» da parte delle Popolari, all’«eventuale sussistenza di violazioni normative o regolamentari nella limitazione del recesso da parte dei soci» e all’«analisi dei risultati degli Asset Quality Review (AQR)» – cioè la  revisione della qualità degli attivi promossa dalla Bce per verificare la solidità delle maggiori istituzioni bancarie europee – utilizzata dal governo per giustificare «l’introduzione del limite» degli 8 miliardi. Non solo. Sempre in tema di AQR, Pesco chiede che l’indagine si allarghi anche all’esame di «eventuali conflitti d’interesse tra società di revisione e banche che hanno partecipato» alla revisione stessa. Oltre che alla reale capacità delle Popolari «di reperire capitali nel mercato» e all’«impatto che avrebbe sul Paese un’eventuale posizione contraria della Corte Costituzionale» al decreto adottato dal governo.

CARTA VIOLATA – Decreto che, secondo i grillini, presenterebbe diversi profili di dubbia costituzionalità. Tra i quali quello relativo all’art. 45 della Carta che riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. «Il governo invece riconosce la speculazione privata obbligando una forma cooperativa a trasformarsi in spa», accusa Alessio Villarosa del Movimento. Insomma, andrebbe «in senso opposto» rispetto allo spirito della norma costituzionale. Poi c’è il nodo dell’art. 41 sulla libertà dell’iniziativa privata economica. «Secondo questa riforma, chi ha deciso liberamente di intraprendere un’iniziativa economica, acquisendo azioni di una società cooperativa, si troverà da un giorno all’altro in mano titoli di una società per azioni – avverte il capogruppo del M5S in commissione, Pesco -. Ancor più grave è la limitazione della possibilità di recesso o rimborso delle azioni che non permette al socio di evitare un’imposizione». Per fare piena chiarezza sui punti contestati, i grillini hanno proposto l’audizione di diversi soggetti: Banca d’Italia; il ministero dell’Economia; la Corte dei Conti; la Banca centrale europea; il Fondo monetario internazionale; i costituzionalisti Cesare Mirabelli, Francesco Bassi, Michele Ainis, Giovanni Maria Flick e Ferdinando Imposimato oltre al professore Leonardo Becchetti.

STOP AL GOVERNO – I 5 Stelle puntano a fare giustizia di quella che considerano la propaganda del governo. A cominciare dall’assunto che con la riforma aumenterà il credito alle imprese e sarà più facile raccogliere nuovi capitali. Su quest’ultimo punto, in particolare, i grillini fanno notare che «le Popolari possono già ricapitalizzarsi» e che «alcune lo hanno fatto». Non solo, aggiungono, «delle dieci banche Popolari già sette sono quotate», ma proprio in base agli esiti degli stress test in Europa, quelle «cui è stata richiesta una ricapitalizzazione l’hanno effettuata immediatamente».

Twitter: @Antonio_Pitoni