Semaforo verde a Bankitalia, cartellino giallo per la Consob. Si riassume così l’esito dell’inchiesta di Trani sulla vendita di derivati da parte del Banco di Napoli (Intesa Sanpaolo) che vedeva indagati l’ex vicedirettore generale della Banca d’Italia, cioè l’attuale presidente della Rai Anna Maria Tarantola, oltre a e 7 ispettori di via Nazionale per omesso controllo. Accuse cadute dal momento che mercoledì il Gip di Trani Luca Buonvino ha accolto la richiesta del pm Antonio Savasta e archiviato le indagini. Il motivo? Sulla vicenda, si legge nella richiesta del pm, Bankitalia ha svolto correttamente l’attività di vigilanza, trasmettendo la propria relazione alla Consob, e nella sua azione non sono emerse “condotte di rilievo penale“.

Pesante rilievo, invece, per la Consob alla quale sarebbe spettata “la competenza in fase ispettiva dell’azione di controllo circa il rispetto delle norme a tutela del rapporto tra banca e cliente“. Peccato che la Commissione di vigilanza dei mercati finanziari, cui Bankitalia aveva trasmesso la proprie censure, “non si è prodigata ad attivare un’azione di monitoraggio” ed “è apparsa piuttosto carente nelle azioni di verifica“, afferma il pm. “In ogni caso – spiega ancora il magistrato – la scarsa operatività di tale organo ispettivo, sia pure inidonea a inibire il fenomeno, tuttavia non può costituire fattispecie dolosa, ma evidenzia un’ipotesi di inerzia e inadeguatezza degli strumenti di controllo incapaci di fronteggiare fenomeni di alto rischio per la clientela“.

Affermazioni che pesano come pietre. Specie dal momento che sono state rese note nelle stesse ore in cui l’Authority di Giuseppe Vegas, in un documento depositato in commissione Industria al Senato, ha chiesto di poter conservare le competenze “esclusive” sui prodotti finanziari emessi dalle assicurazioni “per ciò che concerne gli aspetti relativi alla trasparenza e alla correttezza delle condotte nei confronti dei clienti“.  Qualora si ritenesse di introdurre nel Codice delle assicurazioni private il “potere di vietare l’ulteriore commercializzazione dei prodotti assicurativi”, anticipando le disposizioni delle direttiva miGID, del Regolamento MiFIR e PRIIPs, questo sia attribuito “alla Consob per ciò che concerne gli aspetti relativi alla tutela degli investitori e alla salvaguardia dell’integrità e dell’ordinato funzionamento dei mercati finanziari”, si legge in dettaglio nel documento depositato al termine di un’audizione sul dlgs Solvibilità II.

Competenze in esclusiva che non lasciano ben sperare i consumatori visto che, riguardo alle censure mosse da Bankitalia a Intesa Sanpaolo, il pm di Trani ricorda che Palazzo Koch “aveva rilevato anche disorganizzazione nell’ambito della strutturazione dell’auditing interno e nella ingegnerizzazione dei derivati collocati a clientela ordinaria (cosiddetta clientela retail) e altresì nella rinegoziazione dei derivati in perdita”. Censure che erano appunto state trasmesse alla Consob. Ma “tale organismo di controllo non si è prodigato ad attivare un’azione di monitoraggio al fine di verificare l’adeguamento della Banca ispezionata ed è apparso piuttosto carente nelle azioni di verifica che avrebbe potuto attivare autonomamente“. Eppure “le relazioni riservate avrebbero dovuto con maggiore diligenza indurre la Consob ad approfondire, con riferimento a tale gruppo, la criticità nel collocamento dei derivati del tipo swap non solo a soggetti istituzionali (cosa per la quale risultano sanzioni Consob) ma anche per ciò che concerne la commercializzazione alla clientela corporate composta da ditte e imprese“.

Il decreto di archiviazione firmato dal gip è datato 21 agosto 2014, ma la notizia si è appresa solo ora. Il giudice per le indagini preliminari ha quindi accolto l’istanza che il pm aveva depositato il 12 marzo 2014. Oltre ad Anna Maria Tarantola, gli altri indagati la cui posizione è stata archiviata sono Stefano Mieli, in qualità di ispettore capo di Bankitalia; e agli ispettori Lanfranco Suardo, Maurizio Strazzella, Simonetta Iannotti, Giulio Del Prete, Gaetano Parisi, Giovanni Pepe. L’inchiesta ruotava attorno al corretto operato dei componenti dell’ufficio ispettivo, che furono sospettati di non aver effettuato i dovuti controlli rispetto all’operazione di collocamento dei prodotti finanziari ad alto rischio. L’accusa a Bankitalia era appunto quella di non aver correttamente valutato la genuinità dei derivati: accusa che la decisione del Gip fa decadere. Il pm Savasta aveva infatti accertato che proprio l’ufficio ispettivo di Bankitalia, tra il 2008 e il 2009, aveva inviato atti alla procura di Roma, alla Consob e all’audit interno dei gruppi bancari segnalando anomalie nei derivati.