Maurizio Gasparri non ci sta. Al padre della legge che regolamenta la governance del servizio pubblico radiotelevisivo il piano del premier Matteo Renzi sulla Rai, che prevede un amministratore delegato nominato dal governo, non piace: “Dare lezioni di diritto a Renzi è esercizio probabilmente inutile. Perché Renzi è più arrogante che ignorante, ma è molto ignorante. Soprattutto in materia di diritto – attacca il senatore di Forza Italia intervistato dal quotidiano online Affaritaliani.it – in Parlamento faremo valere i principi dettati in più occasioni dalla Corte Costituzionale, che ha sempre affermato che il ruolo del Parlamento deve essere prevalente rispetto a quello del governo. Ridurre l’influenza dei partiti è un buon proposito, ma passare dal pluralismo del Parlamento, espressione della democrazia, al partito unico che attraverso il governo lottizza, comanda e controlla la Rai non è possibile”.

“Pertanto – spiega il padre dell’attuale legge sulla televisione – siamo aperti al confronto su un comma della Legge Gasparri che nacque dal dibattito parlamentare, proprio per rispettare il Parlamento, e non era contenuto nel testo iniziale della legge presentato dal governo nel settembre 2002. Si può semmai attuare uno dei tanti capitoli della ampia Legge Gasparri che resterà in vigore, ad esempio quello che prevede la quotazione in Borsa e la sua trasformazione in una public company aperta ai privati. Le norme ci sono. Basta la volontà politica di applicarle. In questo modo – conclude Gasparri – una progressiva privatizzazione comporterebbe anche la modifica della composizione degli organi di vertice. Comunque, ci confronteremo in Parlamento dove le mire egemoniche e le bramosie lottizzatorie del renzismo saranno bloccate sulla base delle già citate sentenze della Consulta”.

Critico anche Pippo Civati: “La proposta sulla Rai del governo, se è quella anticipata da Repubblica, in verità è una controriforma – scrive l’esponente della minoranza dem sul proprio blog – in sintesi: via i partiti (chissà) e dentro fino in fondo il governo nella gestione diretta dell’azienda. Le lancette dell’orologio tornano indietro di quarant’anni. Vale a dire a prima della legge 103 del 1975, una delle grandi riforme italiane. Il testo mise al centro del sistema il Parlamento, rompendo con il lungo periodo precedente, quello della Rai-monopolio nelle mani dell’esecutivo. Nello schema di cui si parla ora la figura preminente diviene l’amministratore delegato, mentre il consiglio di amministrazione pare divenire un organo di mero contorno”. “Attendiamo ovviamente la proposta nella sua formalità (…) – conclude Civati – intanto un po’ di cautela è, come sempre, consigliabile”.