Che fine ha fatto l’anticlericalismo dei Repubblicani italiani? Il sentimento che forse più ha storicamente distinto nella sua ultracentenaria storia il partito dell’Edera è forse paradossalmente finito in convento? E’ quello che si sono chiesti in molti tra quelli che hanno ricevuto l’invito per il 57/mo congresso del Partito Repubblicano italiano, che si celebra dal 6 all’8 marzo in un albergo romano che di anticlericale, e non solo nel nome, non ha proprio nulla: il Church Palace Hotel, il cui logo è un rosone gotico, uguale a quelli che campeggiano in tante chiese cattedrali, in Italia e non solo.

L’albergo si trova sulla via Aurelia, alle spalle dell’edificio che ospita gli uffici della Conferenza episcopale italiana, a poca distanza dal Vaticano. E prima di essere trasformata dalla proprietà, una congregazione religiosa, in un resort a quattro stelle, quella struttura immersa nel verde era la casa di sacerdoti e studenti di teologia. Non è un caso che il grande auditorium, dove i Repubblicani discuteranno le loro tesi congressuali, è intitolato al giurista cattolico assassinato dalle Brigate Rosse Vittorio Bachelet, e che le sale dove durante il congresso dell’Edera si riuniranno le commissioni di merito, la segreteria del partito che fu di mangiapreti del calibro di Giuseppe Mazzini, e poi di Ugo La Malfa e Giovanni Spadolini, portano nomi che dell’anticlericalismo rappresentano proprio l’antitesi: da Pio IX (il Papa che dopo la breccia di Porta Pia si dichiarò prigioniero in Vaticano del nuovo Regno d’Italia) a Pio XII, fino a Benedetto XV, il pontefice cui i sionisti non stavano tanto simpatici: al punto di aver detto, in una allocuzione del 1921, di temere che “gli israeliti potessero trovarsi in una posizione di preponderanza e di privilegio in Palestina”. Concetti duri da digerire, anche nella memoria, per un partito come il Pri che ha sempre avuto una posizione filoisraeliana. La sala ristorante principale si chiama “il colonnato”, nome che lascia pochi dubbi sul riferimento al capolavoro del Bernini in Piazza San Pietro, e nella struttura c’è una Chiesa con tanto di altare e dodici colonne.

Insomma, la scelta della location congressuale ha fatto storcere il naso a non pochi dei delegati al congresso: soprattutto ai sanguigni romagnoli che nel partito contano parecchio. Ma dalla segreteria nazionale del partito avrebbero allargato le braccia: il Church Palace è quello che offre le migliori condizioni economiche in relazione agli spazi ed ai servizi richiesti dal partito, le cui casse sono praticamente vuote. Per cui, alle brutte, per i giorni del congresso si chiederà al management dell’albergo di sostituire i nomi clericali delle sale con quelli dei leader della tradizione Repubblicana.

 

 

Roberto Grazioli