“Una vera e propria distruzione, con faide interne il cui unico fine è quello di spartire l’eredità politica di Berlusconi“. Dopo le polemiche scoppiate all’interno del partito tra ‘filorenziani’, Denis Verdini in testa, e ‘anti-Nazareni’, Manuela Repetti, senatrice e la compagna dell’ex ministro Sandro Bondi, in una lettera al Corriere della Sera spiega le motivazioni del suo addio al partito. Che, secondo la parlamentare, “sta vivendo una profonda crisi per diversi motivi”.

In testa c’è “l’azzoppamento del nostro leader, il presidente Silvio Berlusconi, con la conseguenza di un centrodestra senza più un punto di riferimento”. E ancora “l’arrivo di Renzi a capo del Pd, ma con una personalità politica ricca di sfumature e difficilmente incasellabile a sinistra”, che riesce “ad attirare consenso anche nel centrodestra”. Infine, sottolinea, “una vera e propria guerra interna a Forza Italia per la successione”. Parole che hanno indotto Silvio Berlusconi a incontrare in mattinata la parlamentare e il compagno Sandro Bondi per una colazione nella sua residenza di Arcore, nel tentativo di ricucire lo strappo.

Repetti – che nel 2010 si era trovata al centro di una vicenda che riguardava una consulenza politica affidata all’ex marito – esprime la sua gratitudine all’ex premier, ma il suo “dissenso politico nei confronti del partito” è a un punto di non ritorno. “La rivoluzione liberale – continua – è stata intrapresa solo in parte e per questo abbiamo perso consenso”. Poi individua le ragioni del fallimento di Fi, oltre che nell’”accanimento giudiziario contro Berlusconi, anche nei “condizionamenti degli alleati che, tuttavia, continuiamo a inseguire nonostante ci siano evidenti, abissali diversità”. Repetti parla anche di posizioni contraddittorie nel partito, caratterizzate dalla difesa di interessi corporativi “che nulla hanno a che fare con un programma liberale”. “È ormai difficile per me riconoscermi in una classe dirigente che di fatto oggi controlla Forza Italia”, prosegue, e annuncia l’intenzione di iscriversi al Gruppo misto del Senato.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso e spinto Repetti all’addio, raccontano fonti interne al partito citate dalle agenzie, è stata la rimozione dei coordinatori ‘fittiani’ di Verbania e Torino decisa da Roma, a pochi giorni dal commissariamento in Puglia. Piemontese è la Repetti, e Bondi qualche giorno fa ha voluto stigmatizzare il “metodo adottato dal partito” sotto la Mole, che ha fatto gridare all’epurazione.

Anche Bondi, ad aprile 2014, aveva scritto una lettera alla Stampa per spiegare la sua delusione nei confronti del partito che “aveva fallito” ed era senza “strategia per il futuro”, mentre il centrodestra, “affidato più ancora che nel passato al carisma di Berlusconi”, era diviso e in cerca di identità. Nonostante questo, però, Bondi siede ancora in Senato. Ma la sua insofferenza partiva da lontano. Da quando lasciò tra le polemiche l’incarico di ministro dei Beni culturali nel marzo 2011 dopo aver approvato il Fus per l’anno in corso e la tax credit, ultimo atto della sua esperienza governativa. Allora l’ex coordinatore nazionale di Fi spiegò di essersi sentito abbandonato nel momento del bisogno, soprattutto in occasione del crollo di un muro negli scavi di Pompei.