“Policlinico Gemelli? Vaticano III solo di facciata”. È la durissima accusa del giornalista Anselmo Terminelli, esperto di politica sanitaria e di Vaticano ed ex addetto stampa del ministro della Salute del secondo governo Berlusconi, Girolamo Sirchia. In un ebook scaricabile gratuitamente intitolato “Tanto ormai…, Terminelli racconta la morte della moglie, la scrittrice Chiara Palazzolo, avvenuta il 6 agosto 2012 dopo 2 settimane di ricovero al Policlinico Gemelli di Roma. “Un ricovero – sostiene il giornalista carte alla mano – gestito dal personale sanitario in modo negligente e inappropriato, che non ha portato nessun beneficio clinico, né tanto meno è riuscito a rendere sereni gli ultimi giorni di vita in quanto non sono state erogate neppure le cure palliative e la terapia del dolore”. Per Terminelli al Gemelli si applica una vera e propria “dottrina selettiva” del cristianesimo ovvero “non si fanno aborti perché penalizzerebbe molto l’immagine di struttura cattolica, ma si vieta la veglia ai parenti del defunto perché è un fatto privato”.

Il titolo dell’ebook riprende l’espressione che alcuni medici e infermieri continuano a pronunciare con le parole e con i fatti quando si trovano davanti malati terminali. “Questo – si legge nel testo – accade oggi anche in alcuni ospedali d’eccellenza, nonostante sia in vigore in Italia dal 2010 la legge sulle cure palliative, che obbliga invece i sanitari ad attivare una serie di prestazioni per eliminare la sofferenza di questi malati. Grazie a questa legge, ‘ogni paziente inguaribile è curabile‘”.

La denuncia di Terminelli è chiara: “Tutto questo è accaduto proprio in quella struttura sanitaria, come ha dichiarato al quotidiano della Cei Avvenire il vescovo Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica, dove ‘l’identità cattolica non è un’etichetta’ in quanto ‘padre Agostino Gemelli nel volere fortemente una facoltà di medicina con l’annesso Policlinico, intendeva garantire la formazione di medici che avessero una chiara visione cristiana della professione sanitaria’. Più che contraddire il presule, – è la replica del giornalista – chiedo un suo intervento, in quanto durante tutto il ricovero di Chiara non ho mai avuto la sensazione di trovarmi in una struttura sanitaria di ispirazione cristiana o più precisamente cattolica. E questo sempre. Ogni giorno. Da quando Chiara ha varcato la soglia del Policlinico per essere ricoverata, fino a quando è uscita con il carro funebre”.

Attraverso il racconto degli ultimi giorni di vita della Palazzolo, Terminelli ripercorre passo dopo passo, citando le leggi e i regolamenti in materia sanitaria, tutte le inadempienze commesse dai medici e dagli infermieri del Policlinico universitario. Ma l’ebook, facendo riferimento a un contesto più generale, rileva alcune criticità, comuni a diverse strutture sanitarie, e avanza delle proposte. Tra esse la più importante è la presenza in ogni ospedale di un garante per la tutela della dignità del malato con la funzione di ripristinare le cure appropriate quando emergono negligenze. “Questa figura – sottolinea Terminelli – sarebbe innanzitutto di ausilio ai malati, ma anche all’ospedale poiché bloccherebbe sul nascere eventuali casi di ‘malpractice‘, oggetto poi di contenzioso legale“.

In un contesto più generale, ispirandosi all’esperienza del ricovero di Chiara Palazzolo, e con l’obiettivo di valorizzare una vera umanizzazione delle cure, “Tanto ormai…” propone anche la formazione pratica e obbligatoria per tutti i sanitari sul rapporto con il malato. E per il monitoraggio in ogni struttura sanitaria di questo rapporto auspica l’individuazione di uno specifico indicatore. Mentre per il caso della scrittrice nell’ebook si domanda se la negligenza nei suoi confronti coincida con una vera e propria scelta dei sanitari e se abbia compromesso non solo una migliore qualità di vita, ma anche la possibilità di vivere più a lungo. Inoltre si chiede anche se per questo comportamento negligente assunto dai sanitari del Gemelli non siano configurabili ipotesi di lesioni e se non sia il caso di prevedere una specifica sanzione penale per casi di questo genere.

Twitter @FrancescoGrana