Lo spettro dei tagli alle forniture di gas torna ad allungarsi sull’Europa. Il patron di Gazprom, Alexei Miller, ha accusato il governo ucraino di non aver versato per tempo l’anticipo per il gas che dovrebbe essere fornito a marzo, e minaccia “seri rischi” per il transito verso l’Europa se il pagamento non sarà inviato al più presto. “Restano solo 219 milioni di metri cubi di gas prepagato – ha spiegato Miller, citato dall’agenzia Interfax – occorrono circa due giorni per trasferire il denaro necessario dal conto di Naftogaz a quello di Gazprom. Pertanto, poiché la quantità ordinata è di 114 milioni di metri cubi, le forniture di gas russo all’Ucraina termineranno tra soli due giorni“. Al momento, precisano da Bruxelles, i flussi verso l’Europa “sono normali”, ma la vigilanza resta massima.

Secondo Naftogaz, invece, è il colosso russo a violare i contratti: Gazprom, accusa la compagnia energetica ucraina, ha fornito solo 47 dei 114 milioni di metri cubi di gas destinato alle regioni orientali del Paese, per cui è già stato versato un pagamento. Un’accusa “molto pesante“, su cui l’Unione europea, ha spiegato la portavoce per l’Energia della Commissione, intende effettuare “un’analisi seria e un attento controllo dei fatti”, anche se “non è facile” dato che “le forniture sono in aree non sotto il diretto controllo del governo” di Kiev.

La crisi nell’est dell’Ucraina non conosce fine e sul fronte diplomatico, da Parigi i ministri degli Esteri del cosiddetto “gruppo Normandia” chiedono “una stretta attuazione di tutti gli elementi degli accordi di Minsk, a cominciare da un cessate il fuoco completo e dal ritiro delle armi pesanti“. Messaggio a cui si associano anche il presidente francese François Hollande e il premier italiano Matteo Renzi, che dal vertice italo-francese, sempre a Parigi, chiedono un’applicazione del cessate il fuoco sottoscritto la scorsa settimana “senza deroghe e senza ritardi”.

In una nota congiunta, i quattro ministri invocano anche un rafforzamento della missione di monitoraggio Osce, con “uomini, equipaggiamento e finanziamenti aggiuntivi”, dicendosi pronti ad agire a Vienna perché il mandato degli osservatori sia “ampliato rapidamente”, e invitando “tutte le parti in causa” alla piena collaborazione. Viene inoltre richiesto che sia garantito, agli operatori umanitari l’accesso “illimitato” a tutte le aree colpite dal conflitto. “Infine, confermiamo che Francia, Germania, Russia e Ucraina rimangono determinate a continuare ad agire in questo formato – spiegano i quattro capi della diplomazia – e a fare il loro massimo per assicurare che gli impegni siano rispettati e la crisi sia risolta”.

Da Londra, il premier inglese David Cameron ha annunciato davanti al parlamento l’invio di consiglieri militari in Ucraina, a partire dal mese prossimo, come addestratori, aggiungendo che l’ipotesi di un invio di armi “non è escluso per sempre”. Londra ipotizza inoltre un’esclusione della Russia dal sistema bancario internazionale Swift, se la politica aggressiva nei confronti del vicino ucraino dovesse continuare.