Ormai è noto che la corruzione “costa” all’Italia miliardi di euro. Ma un costo e un peso sulle casse pubbliche lo esercitano anche gli appalti truccati, i bandi di gara manipolati, le assegnazioni illecite. Il totale, sicuramente per difetto, lo fa la Guardia di Finanza  che “ha segnalato alla Corte dei conti 380 milioni di danni erariali” nell’assegnazione falsificata degli appalti pubblici “e ha segnalato alla magistratura contabile 561 soggetti coinvolti”.

È Stefano Screpanti, capo del III reparto operazioni delle Fiamme Gialle, che snocciola i dati in merito al ddl delega recepimento direttive appalti e concessioni in commissione Lavori pubblici al Senato. Negli appalti pubblici “le maggiori falsificazioni” avvengono “attraverso artifici documentali e contabili” di cui “si occupano veri e propri esperti”.

Nella fase successiva all’assegnazione dell’appalto “abbiamo verificato un’indebita lievitazione delle commesse e truffe nei servizi. Si va da coperture di scavi con materiali non vagliati – ha aggiunto Screpanti – alla fornitura di macchinari con caratteristiche diverse da quelle richieste e la stesura dell’asfalto in misura diversa rispetto a quanto previsto dall’affidamento”.

L’alto ufficiale punta il dito anche contro lo “sviamento del regolare svolgersi” delle gare di appalto “attraverso cartelli d’imprese, concussione o corruzione da parte dei rappresentanti politici e falsificazione dei requisiti richiesti. Non mancano le influenze della criminalità organizzata“. A testimonianza che sulla grande torta degli appalti pubblici si buttano tutti e con grande voracità. Tra le “falsificazioni” c’è anche la “documentazione di equilibrio di bilancio, per ottenere le certificazioni”.  Per quanto riguarda l’incidenza della criminalità organizzata nell’assegnazione degli appalti pubblici “ricordiamo che dal 2011 all’anno scorso i Comuni soggetti a scioglimento sono stati 56“.

Assicurare massima trasparenza delle procedure di gara è “un passo in avanti per favorire la concorrenza” dice il generale Screpanti, che sottolinea positivamente l’esistenza “già oggi di meccanismi di pubblicità dei dati, nello specifico della banca dati nazionale dei contratti pubblici”.
Nella prospettiva di potenziare gli effetti positivi del controllo preventivo “è anche utile richiamare espressamente la centralità che dovrà assumere la banca dati dei contratti pubblici. Da questo punto di vista si segnala di far confluire nel database anche i dati sugli aggiudicatari delle gare al di là dell’esito delle stesse, per individuare così gruppi di operatori che potrebbero accordarsi per la spartizione delle commesse pubbliche”. Screpanti, ha anche segnalato l’importanza dell’abbandono del criterio del massimo ribasso nella scelta d’affidamento delle concessione a favore del miglior rapporto qualità-prezzo.L’attuale quadro di regole contenute nel codice dei contratti pubblici e nelle disposizioni collegate “non ha garantito reale efficienza ed effettivo riparo da forme di illegalità che caratterizzano il settore”.