Nel giorno cruciale per Atene, i toni si ammorbidiscono di poco. Giovedì come è noto la Germania ha respinto la richiesta di un’estensione di sei mesi del programma di assistenza finanziaria presentata dal governo greco ai partner dell’Eurozona. Angela Merkel ha poi sentito al telefono per quasi un’ora il neo premier Alexis Tsipras, cosa che ha indotto qualche osservatore a sperare in una “ricucitura” in corso. Ma, a poche ore dall’inizio della riunione dei ministri dell’Economia e delle Finanze dell’Eurozona che dovrà valutare la proposta, Berlino tramite la portavoce della Cancelliera conferma che la lettera “nella sostanza” non è sufficiente, ma è “un buon segnale” in vista di ulteriori colloqui. Un passo avanti rispetto al “nein” del ministro Wolfgang Schaeuble – con cui comunque la Cancelliera nega diversità di vedute precisando che “in questa valutazione il governo federale è unito” – ma certo non il viatico per una rapida intesa. Tanto più alla luce delle dichiarazioni di Marianne Kothe, portavoce di Schaeuble, secondo cui il problema per Berlino “non è nella lettera di Atene, ma in quello che nella lettera non c’è”. E in un documento interno del ministero delle Finanze circolato ieri sui media del Paese la Germania definisce l’offerta greca “un cavallo di Troia“, un “capolavoro di ambiguità“, “qualcosa di attraente all’esterno e pericoloso all’interno”.

Insomma, si rafforza l’impressione che aleggiava nella serata di ieri: di fatto la trattativa vera deve ancora iniziare. La Commissione Ue resta su una posizione di cauta apertura, con il portavoce del presidente Jean Claude Juncker che fa sapere: “Siamo fiduciosi che un accordo sia possibile nel futuro prossimo se tutti sono ragionevoli. Sono i corso discussioni costruttive, sono stati fatti progressi”. Ma precisa che “è probabile che sia necessario più lavoro“. Lo slittamento dell’Eurogruppo dalle 15 alle 16:30 non fa ben sperare in un esito a breve, in un senso o nell’altro. Una fonte Ue ha riferito all’Ansa che il nodo delle discussioni sarà “come rendere operativa la lettera della Grecia” in termini in impegni, cifre, scadenze, e per questo è probabile che non basti la sola riunione dell’Eurogruppo di oggi”. Tsipras per parte sua si dice “certo” che la richiesta sarà accettata nonostante le obiezioni della Germania e sostiene che “questo è il momento per una decisione politica storica per il futuro dell’Europa”. La Borsa di Atene, che giovedì ha chiuso in positivo, condivide solo in parte l’ottimismo: è ancora in positivo, ma sta limando i guadagni rispetto all’apertura, quando segnava +1,32 per cento.

Intanto il settimanale tedesco Spiegel scrive che il Fondo monetario internazionale ritiene l’eventuale uscita della Grecia dall’euro sostenibile per i Paesi della moneta unica e la Banca centrale europea si starebbe concretamente preparando allo scenario della Grexit. Stando all’anticipazione, l’Eurotower sta studiando come “tenere insieme il resto dell’Eurozona” nel caso in cui non si trovasse un accordo con Atene. Che valutazioni di questo tipo siano in corso, per essere pronti ad ogni evenienza, non stupirebbe. Ma un portavoce dell’istituzione guidata da Mario Draghi ha subito smentito, dicendo che la Bce “non vuole partecipare a speculazioni sui piani di emergenza per un Grexit”. Peraltro non è la prima volta che la stampa di Berlino diffonde indiscrezioni “gonfiate” sulla portata dei rischi legati alle trattative con Atene. Due giorni fa per esempio la Frankfurter Allgemeine Zeitung scriveva che l’istituzione guidata da Mario Draghi aveva espresso un giudizio positivo sull’ipotesi dell’introduzione di controlli sulla circolazione dei capitali in Grecia. Indiscrezione, anche in quel caso, subito spazzata via dall’Eurotower.

Resta il fatto che senza un accordo sull’estensione dell’attuale programma di aiuti, che scade il 28 febbraio, il Paese entro poche settimane andrà in crisi di liquidità e non avrà i soldi per pagare gli stipendi agli statali. La situazione delle banche elleniche, poi, è appesa al filo della liquidità di ultima istanza concessa dalla Bce attraverso l’Emergency liquidity assistance, appena prorogato per due settimane ampliandone la disponibilità a 68,3 miliardi di euro. Che basteranno però solo per pochi giorni, visto che negli ultimi due mesi gli istituti hanno visto defluire depositi per quasi 20 miliardi e solo nelle ultime 48 ore, stando a dati di oggi, sono stati prelevati dalle banche oltre 2 miliardi di euro. Tanto che l’emittente radio Skai rilancia la notizia che per bloccare i flussi in uscita verranno presto introdotte misure di controllo.