E’ scattato alle 23 ora italiana il cessate il fuoco frutto degli accordi di Minsk tra Ucraina, Russia, Germania e Francia, ma combattimenti tra l’esercito di Kiev e le milizie filorusse dell’est ucraino sono continuati più intensi che mai, con le due fazioni impegnate a guadagnare gli ultimi lembi di terra in località strategiche come l’area di Debaltseve e Mariupol.

Una vigilia avvelenata pure dall’escalation di recriminazioni e sospetti: il presidente ucraino Petro Poroshenko afferma che i suoi partner occidentali hanno informazioni di intelligence non solo sulla presenza di artiglieria russa a Debaltseve ma anche sulla concentrazione di nuove forniture belliche russe al confine, mentre Mosca si dice “fortemente preoccupata” dai tentativi di Kiev e dell’Occidente di “distorcere” gli accordi di Minsk 2 e di “mettere in dubbio l’applicazione delle disposizioni del documento”. Poroshenko ha avuto una conference call con Angela Merkel e François Hollande, con cui ha condiviso la “preoccupazione per la situazione a Debaltsevo” e l’appello che tutte le parti, “inclusa la Russia”, rispettino i loro impegni, a partire dal cessate il fuoco di stanotte.

Il Cremlino propone dal canto suo di suggellare gli accordi di Minsk con il sostegno del consiglio di sicurezza dell’Onu dove ha già presentato una bozza di risoluzione. Mentre più tardi anche Vladimir Putin ha sentito Merkel e Hollande per ribadire l’impegno per il rispetto delle intese e fissare per domani una conversazione a quattro, allargata a Petro Poroshenko, destinata a fare il punto sul cessate il fuoco.

Poroshenko si è detto in ogni modo pronto a introdurre la legge marziale in caso di fallimento della tregua e intanto si rivolge a Barack Obama: i due leader hanno raggiunto per telefono un accordo “sull’ulteriore coordinamento degli sforzi in caso di escalation” del conflitto, come ha riferito su Twitter Svyatoslav Tseholko, portavoce del presidente ucraino. Dopo aver ammonito ieri che gli accordi di Minsk sono in “grande pericolo” per “l’aumento significativo” dell’offensiva russa, Poroshenko ha ricordato del resto alle sue guardie di frontiera che si è “di fronte a un bivio tra la guerra e la pace”.

Per tutta la giornata di sabato entrambi i contendenti hanno continuato comunque a sparare. Il fronte più caldo resta quello di Debaltsevo, strategico nodo ferroviario tra Donetsk e Lugansk, le due roccaforti separatiste. “La città è in fiamme”, ha fatto sapere il capo della polizia regionale (filo Kiev) di Donetsk, Viacesclav Abroskin, accusando i filorussi di ”distruggere Debalstevo” colpendo case ed edifici pubblici. Anche l’esercito ucraino, che ha denunciato 120 attacchi in 24 ore, ha riferito di un “tentativo di assalto ribelle con lanciarazzi multipli e carri armati” contro le sue posizioni a sud-est della cittadina. I miliziani non mollano e il capo dell’autoproclamata repubblica locale, Oleksandr Zakharcenko, ha avvisato che il cessate il fuoco sarà rispettato, ma non a Debaltsevo perché gli accordi di Minsk 2 non dicono “una parola” al riguardo. Tantomeno, aggiunge, saranno lasciati uscire i circa 8000 soldati ucraini accerchiati.

Razzi fino a sera anche su Artiomovsk, località a 40 km a nord di Debaltsevo controllata dai governativi: colpiti un policlinico e il giardino di un asilo ma senza vittime. A Donetsk, roccaforte dei separatisti, colpi di mortaio di Kiev hanno centrato invece una fermata di bus in pieno centro, vicino alla residenza di Zakharchenko poco prima di una sua conferenza stampa con i giornalisti: almeno tre persone sono morte e cinque sono rimaste ferite. Scontri intensi pure intorno allo strategico porto di Mariuopol sul mare di Azov, dove Kiev ha intercettato “14 voli di droni nemici”. I volontari del reggimento Azov hanno affermato che la località Shirokine, 10 km a est di Mariupol, è stata “praticamente distrutta durante un combattimento di artiglieria” dopo un attacco con carri armati.

Il bilancio complessivo delle ultime 24 ore è di altre 14 persone morte, otto militari e sei civili, contro le 28 di ieri. Intanto i leader ribelli, che cantano vittoria e parlano di agonia politica di Kiev, invitando il gruppo di contatto ad avviare il dialogo sulla riforma costituzionale per le regioni dell’est, l’undicesimo dei 13 punti degli accordi di Minsk. Ma prima bisognerà vedere se sarà attuato il primo, ossia la tregua. E poi il secondo, il ritiro delle armi pesanti, a partire da martedì.