Un “accordo sull’essenziale“, ma non molto di più. Dopo una maratona di oltre 15 ore Russia, Ucraina, Francia e Germania hanno concluso il vertice di Minsk raggiungendo un’intesa per un cessate il fuoco in Ucraina che partirà dalla mezzanotte del 15 febbraio. E’ l’unica certezza, perché sono ancora molte le incognite che riguardano l’accordo stretto nella capitale bielorussa da Vladimir Putin, Petro Poroshenko, Angela Merkel e François Hollande. Dubbi e ambiguità sottolineate dalle parole degli stessi protagonisti (“Una speranza – concordano la cancelliera tedesca e il presidente francese – ci sono ancora grandi ostacoli davanti a noi”) e dalle notizie che arrivano da Kiev: secondo l’esercito ucraino, 50 carri armati e altri mezzi bellici avrebbero attraversato il confine con l’Ucraina nella notte, mentre erano in corso i negoziati.

Non solo. In serata, a Bruxelles, il presidente ucraino ha denunciato: “Avevamo chiesto un cessate il fuoco immediato e senza precondizioni, invece la Russia ha voluto quasi 70 ore prima di farlo entrare in vigore e ha lanciato un’offensiva subito dopo la firma dell’accordo. E’ importante mantenere la pressione” su Mosca e che “l’Ue sia unita”, dice.

Ad annunciare l’intesa è stato in mattinata il leader del Cremlino: “Siamo riusciti a raggiungere un accordo sui punti essenziali”. Lo stop alle ostilità scatterà alla mezzanotte di sabato e i leader coinvolti nelle trattative hanno concordato anche il ritiro delle armi pesanti entro 14 giorni dalla linea del fronte e hanno raggiunto un’intesa per attuare la legge sullo status speciale per l’Ucraina sud-orientale approvata in precedenza. Confermato il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina. Al termine dei colloqui, i leader hanno adottato una dichiarazione per sostenere l’attuazione degli accordi di Minsk dello scorso 5 settembre, ripetutamente violati da ambo le parti. Il gruppo di contatto, dal canto suo, ha approvato un documento con una serie di misure per l’attuazione di quegli accordi.

L’intesa prevede una zona cuscinetto sul fronte ucraino larga 50-70 chilometri a seconda del tipo di arma presente sul terreno. Lo sostiene l’agenzia Interfax citando l’accordo del gruppo di contatto (Kiev-Mosca-Osce-separatisti) approvato a Minsk. La zona di sicurezza per l’artiglieria pesante sarà di 50 chilometri, mentre quella per i lanciarazzi multipli di 70 chilometri. Questione a parte per i missili Tornado-S, Uragan, e Smerch e i missili balistici Tochka-U, che dovranno essere schierati a non meno di 140 chilometri dal fronte. L’intesa prevede anche “il ritiro di tutte le truppe straniere dal territorio ucraino”, ha detto il Poroshenko, spiegando che “tutti i mercenari devono essere ritirati dal territorio ucraino nel prossimo futuro”.

A definire ancor meglio il clima nel quale è maturato l’accordo una dichiarazione del leader del Cremlino, che ha auspicato anche che finché non sarà raggiunto un cessate il fuoco completo tutte le parti dovrebbero mostrare “moderazione” ed evitare “spargimenti di sangue inutili“. In ogni caso, secondo Putin, Kiev dovrebbe adottare riforme costituzionali per rispettare i diritti degli abitanti delle regioni orientali del Paese. Poroshenko ha annunciato il raggiungimento di un accordo sul rilascio di tutti i prigionieri  – definiti dal presidente ucraino “ostaggi” – nell’est dell’Ucraina nei prossimi 19 giorni.

Tra i principali punti sui quali manca ancora un accordo c’è la difficile situazione della città chiave di Debaltseve: i ribelli separatisti chiedevano la resa dell’esercito ucraino che sarebbe accerchiato in una specie di ‘sacca’ che impedisce i collegamenti tra due zone in loro controllo. Il presidente ucraino Petro “Poroshenko non riconosce che l’esercito sia accerchiato – ha detto Putin – e la cosa lascia molti dubbi”. Il presidente russo ha aggiunto di essere d’accordo con il collega ucraino per chiarire la questione.

Commentando i risultati della trattativa, il presidente francese Hollande ha parlato di una “speranza seria, anche se non tutto è stato ancora risolto“. “Tutte le questioni sono state trattate attraverso questo testo che è stato firmato dal gruppo di contatto e dai separatisti”, ha aggiunto. “Abbiamo un segnale di speranza – gli fa eco Angela Merkel  – abbiamo concordato l’implementazione complessiva degli accordi di Minsk. Ma naturalmente passi concreti devono essere fatti. E ci sono ancora grandi ostacoli davanti a noi”. Al termine del summit Merkel, Hollande e Poroshenko hanno lasciato il palazzo dell’Indipendenza di Minsk per volare a Bruxelles, dove è in programma un vertice dei leader europei.

Kiev: “Russia responsabile se trattativa fallisce”
Gli accordi raggiunti oggi a Minsk “aprono una via concreta verso la pace nel Donbass”, ma “la Russia, che oggi ha dimostrato di controllare direttamente i miliziani, è pienamente responsabile di un loro eventuale fallimento”. Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri di Kiev, Ievgheni Perebiinis, citato dall’agenzia Interfax.

Kiev: “Nella notte 50 carri armati russi entrati da sud-est”
Una colonna militare russa formata da 50 carri armati e altri mezzi bellici avrebbe attraversato il confine con l’Ucraina nella notte, mentre erano in corso i negoziati di Minsk. Lo riferisce il portavoce delle forze armate ucraine, Andrii Lisenko, citato dall’agenzia Ukrinform.  “Il nemico – ha affermato il portavoce – continua a rafforzarsi nelle zone più pericolose, soprattutto nel nordest della regione di Lugansk e nella zona di Debaltseve“.

Poroshenko: “Russia libererà pilota ucraina”
Nadezhda Savchenko, la pilota dell’aeronautica militare ucraina detenuta in Russia da quasi otto mesi, sarà liberata a breve. Lo ha annunciato il presidente ucraino Petro Poroshenko dopo il vertice di Minsk. La 33enne, che è in sciopero della fame, è diventata un’eroina nazionale in Ucraina e a ottobre scorso era stata nominata a deputata del Parlamento.

Riforme, all’Ucraina 40 miliardi di dollari in 4 anni
L’Ucraina riceverà prestiti per 40 miliardi di dollari nei prossimi quattro anni: 17,5 dal Fondo monetario internazionale, gli altri dalla comunità internazionale. A spiegarlo è stato il direttore generale del Fmi Christine Lagarde. Kiev ha accettato, ha annunciato, un accordo su un nuovo programma economico in cambio del prestito, mostrando “una determinazione – ha detto Lagarde – a fare le riforme che non abbiamo mai visto”. Al centro del piano l’incremento delle tariffe sull’energia, la ristrutturazione del sistema bancario, privatizzazioni e misure anti-corruzione. “Il rischio principale naturalmente – ha sottolineato Lagarde – riguarda gli sviluppi geopolitici, che potrebbero incrinare la fiducia degli investitori”.

Usa: “Primo passo per la pace, ma preoccupati per escalation”
La Casa Bianca ha commentato l’accordo di Minsk sull’Ucraina, definendolo “un passo potenzialmente significativo verso la pace nell’Est” del Paese. Gli Usa “sono particolarmente preoccupati per l’escalation di oggi nei combattimenti, che è incoerente con lo spirito dell’accordo”.

Il documento: ritiro delle armi e zona di sicurezza
Secondo un documento fatto circolare a margine delle discussioni e ottenuto da Reuters, il cessate il fuoco potrebbe partire dal 14 febbraio, con il ritiro delle armi pesanti e la creazione di una zona di sicurezza. Non è chiaro se il testo, redatto in inglese e intitolato ‘Un pacchetto di misure per l’applicazione degli accordi di Minsk’, sia una bozza, un accordo finale oppure una base per le discussioni. Nel documento, datato 12 febbraio alle ore 5.30, sono elencati 13 punti dell’accordo, tra cui la richiesta che Kiev assuma il pieno controllo del suo confine con la Russia entro la fine del 2015. L’accordo prevede inoltre il ritiro e il disarmo di truppe straniere e di tutti i “gruppi illegali” presenti nell’est dell’Ucraina. Entro la fine dell’anno, si legge inoltre nella bozza, Kiev dovrebbero adottare delle riforme costituzionali.

Cambia l’agenda delle diplomazie Ue
La durata del vertice si sta ripercuotendo sull’agenda dei capi delle diplomazie di vari Paesi e sull’inizio del vertice informale dei leader Ue in programma a Bruxelles. Il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, ha annullato il suo viaggio a Londra previsto per oggi, dove avrebbe dovuto partecipare alla riunione 2+2 (periodici incontri fra i ministri degli Esteri e della Difesa dei due Paesi). Ne dà notizia il Quai d’Orsay. Fabius parlerà al telefono con il suo collega inglese Philip Hammond per uno scambio di opinioni sulla crisi ucraina e per stabilire rapidamente una nuova data per l’incontro. Anche il ministro degli esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier ha dato notizia via twitter del prolungamento del suo soggiorno a Minsk e del posticipo della partenza per una prevista missione in Brasile. “A causa dei colloqui ancora in corso a Minsk è probabile che l’inizio del vertice Ue informale verrà ritardato”, ha fatto sapere il portavoce del presidente del Consiglio europeo Donald Tusk.

Nell’est si continua a morire
Nell’est del Paese, intanto, si continua a morire. Secondo i separatisti, 9 civili sono morti e 25 sono rimasti feriti nei bombardamenti che si sono abbattuti nelle ultime 24 ore sui territori controllati dai separatisti dell’autoproclamata repubblica popolare di Donetsk. Lo fa sapere uno dei leader ribelli, Eduard Basurin, precisando che tre civili sono stati uccisi da proiettili di artiglieria sparati nella notte.