Pur essendo formalmente un neonato, il Nizza Docg non è di certo una new entry nel panorama enologico italiano. Le prime bottiglie ufficiali saranno disponibili soltanto dal luglio 2016, dopo l’invecchiamento previsto, semplicemente perché la Denominazione Nizza è arrivata dopo anni di lavoro ed è il riconoscimento a una tradizione e a un territorio, in seguito a un percorso di confronto, discussione e crescita iniziato negli anni Novanta.

Nizza Monferrato è un paese dell’astigiano, che si estende sulle colline tra Canelli e Alba. Terra da vino, con un clima e un terroir ideali, nel cuore di quel territorio che recentemente l’Unesco ha proclamato Patrimonio mondiale dell’umanità. Moltissimi i vitigni presenti (dolcetto, moscato, brachetto, cortese, freisa e grignolino), ma a farla da padrone è, senza alcun dubbio, il barbera.

“Qui da sempre – dice il presidente dell’associazione produttori del Nizza, Gianluca Morino – si coltiva il vitigno più caratteristico del Piemonte, grazie a colline alte tra i centocinquanta e trecentocinquanta metri e un terreno che permette alle radici di andare in profondità senza troppi problemi per cercarsi l’acqua”. Insomma, una tradizione antica che prima venne riconosciuta attraverso l’introduzione (all’interno del Disciplinare Docg della Barbera d’Asti superiore) della sottozona Nizza. E che ora, a partire dalla vendemmia 2014, diventa un vino a Denominazione di origine controllata e garantita, con una totale autonomia e con un nome che ne evidenzia l’unicità e il rapporto strettissimo, quasi morboso, con il territorio: il Nizza Docg.

“È un nome breve, facile da ricordare – continua il presidente Morino – che può rappresentare il top della produzione di Barbera del Piemonte. Oggi si producono circa 250 mila bottiglie in quarantaquattro aziende vitivinicole, ma l’ambizione è di puntare in alto e arrivare a un milione in pochi anni.”

Numeri importanti, ma non enormi, dunque, per un vino che deve essere prodotto con uve Barbera al 100% e per il quale non è consentito in alcun modo l’arricchimento del grado alcolico. L’invecchiamento minimo è di diciotto mesi (sei dei quali, almeno, in botti di legno), mentre per la tipologia Riserva l’affinamento sale a trenta mesi, con almeno un anno in botte. Si punta sulla qualità come valore essenziale e, se ci saranno annate difficili, il Nizza non verrà neppure prodotto: il consumatore deve essere certo del livello di ogni singola bottiglia.

Le quarantaquattro aziende dell’Associazione produttori, distribuite su 18 comuni limitrofi, sono talmente orgogliose di questo risultato da aver voluto presentare ufficialmente la nuova Docg durante una serata nell’ambito della mostra dedicata a Luigi Veronelli alla Triennale di Milano. Spiega Morino: “Con la degustazione abbiamo presentato il Disciplinare Nizza Docg, ma volevamo soprattutto percorrere i dodici anni di lavoro e comunicazione della nostra associazione”. Fu proprio Veronelli, intorno alla metà degli anni Novanta, a insistere sulla necessità di produrre un vino di qualità, con “un nome e un cognome”, ovvero strettamente legato al luogo di origine che lui tanto apprezzava.
Per questo, ciascun socio produttore ha donato una propria bottiglia a Casa Veronelli di Bergamo: un omaggio-ricordo, ma anche un auspicio per il futuro, sperando di raccogliere i suoi insegnamenti. E andare avanti su quella strada.

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di Danilo Poggio