Costretti a “donare” allo Stato l’albergo di famiglia chiuso per crisi per non essere strozzati dalle tasse. È successo a Luciano Carbognani e ai suoi congiunti, che fino a qualche tempo fa erano proprietari di un rinomato hotel nel pieno centro di Tabiano Terme, cittadina parmense famosa insieme a Salsomaggiore per le sue acque curative. E che, dopo aver tentato inutilmente di vendere il palazzo, di cambiare destinazione d’uso e addirittura di donarlo a delle onlus, hanno trovato come unica soluzione quella di rinunciare alla proprietà dell’immobile a favore dello Stato. “Possiamo dire di essere stati espropriati dallo Stato – spiega Carbognani – Ci è stato impedito di donare l’albergo in beneficenza. Siamo vittime, capri espiatori di un processo per noi irreversibile. Una appropriazione indebita, un furto contro il patrimonio, grazie alla follia fiscale di questa Repubblica”.

La storia comincia nel 1957, quando viene costruita la Pensione Pineta, 27 stanze e un’area di mille metri quadrati proprio di fianco al centro termale di Tabiano. Per una decina di anni è la famiglia a gestire l’albergo, valutato a suo tempo 900 milioni di vecchie lire, che successivamente passa a dei locatari. Nel periodo d’oro del turismo termale al Pineta soggiornano cantanti famosi come Toni Dallara e personaggi di spicco come il padre del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, i visitatori arrivano da tutta Italia e non solo. Ma con la crisi del comparto dovuto al taglio dei permessi retribuiti per le cure termali ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni, e il crollo del circuito turistico, l’albergo fa sempre meno utili, fino a costringere quattro anni fa i proprietari alla chiusura. Carbognani rimane con un immobile vuoto e quindi cerca di venderlo affidandosi a un’agenzia, arrivando ad abbassare il prezzo sino a 150mila euro, ma senza ottenere risultati per due anni. Intanto però continua a pagare le tasse, che nonostante l’hotel non sia più fonte di reddito da tempo, tra Tasi, Imu e manutenzione ordinaria sono circa 12mila euro all’anno. Troppe, per non cercare una soluzione alternativa anche alla vendita.

Le strade tentate sono molteplici: si interessa dell’immobile un altro albergatore per trasformarlo in edilizia residenziale, ma il cambio di destinazione costa 125mila euro, a cui vanno aggiunti i costi della compravendita e dell’imposta del valore catastale. A quel punto si pensa alla via della donazione: l’edificio viene offerto alle diocesi di Parma e di Fidenza, agli scout, a diverse onlus, a una addirittura si propone l’intero complesso con l’aggiunta di 50mila euro. Ma non se ne fa nulla, perché anche le donazioni consapevoli, che per legge possono essere revocate, sono poco convenienti e piene di vincoli persino per chi le riceve. Anche la giunta Cinque stelle di Parma prende in considerazione la cessione, ma per colpa della burocrazia il tema non arriva mai in consiglio comunale. Si pensa allora alla demolizione, ma anche abbattere lo stabile costa: 80mila euro, e non si risolve comunque il problema delle imposte sul terreno e della manutenzione. “A questo punto scoprimmo che era possibile rinunciare alla proprietà a favore dello Stato” racconta Carbognani, che lo scorso dicembre, pagando 10mila euro di imposte, spese notarili e aggiornamenti catastali, dice addio per sempre con la sua famiglia alla Pensione Pineta, ora ufficialmente diventata un bene pubblico.

La storia dell’hotel di Carbognani ha fatto il giro della cittadina termale e ora anche gli altri albergatori protestano per le tasse troppo alte, chiedendo che l’Imu venga abolita sulle attività chiuse e ridotta su quelle aperte, per non far morire il settore già in forte difficoltà.
“Noi siamo stati penalizzati non solo dalla crisi del mercato, ma anche dalle imposte, dagli estimi catastali che non si sono adeguati al reale andamento dell’economia di mercato, e in generale dalla burocrazia – conclude l’ex proprietario – La nostra è una denuncia. Ci auguriamo che questa nostra esperienza possa servire per abolire l’Imu sulle attività alberghiere chiuse, che vengano aggiornati i valori catastali alle condizioni di mercato e che a Tabiano ci possa essere un nuovo sviluppo economico”.