Una proposta di legge bipartisan per la riduzione dei vitalizi degli ex consiglieri regionali in Friuli Venezia Giulia con l’inserimento di un contributo di solidarietà. La bozza, sottoscritta da tutti i gruppi tranne il Movimento 5 Stelle, sarà discussa il 5 febbraio dall’assemblea guidata dalla presidente Pd Debora Serracchiani. Ma non mancano le proteste: “La legge”, ha detto l’Associazione consiglieri regionali minacciando di fare ricorso al Tar, “presenta evidenti elementi di dubbia costituzionalità“.

Denunciano il carattere “vessatorio” della proposta di legge, poiché prenderebbe di mira una specifica categoria (quella degli ex consiglieri regionali, appunto) che, invece, “ha fatto il proprio dovere istituzionale”. Già a novembre scorso, il presidente nazionale dell’Associazione, Stefano Arturo Priolo, si era speso in difesa dei “giusti e legittimi diritti acquisiti” dagli ex consiglieri regionali, ora messi in discussione dalle riduzioni ai vitalizi proposte recentemente in diverse regioni d’Italia.

“Perchè dobbiamo essere colpiti solo noi? Capisco che la situazione economica italiana è difficile, ma i sacrifici vanno condivisi”, attacca Pietro Arduini, presidente dell’Associazione a livello locale. “Gli attuali consiglieri, che in futuro non avranno il vitalizio, percepiscono circa mille euro netti in più in busta paga ogni mese”. In quella che qualcuno ha definito “guerra tra caste”, gli “ex” puntano il dito sui costi di indennità e rimborsi degli attuali consiglieri regionali, ritenuti eccessivi, mentre gli attuali consiglieri mirano a ridurre i vitalizi, ugualmente spropositati, maturati dagli “ex”.

Ma quali sono i punti cardine della tanto discussa norma? Allo stato attuale della bozza i tagli riguarderebbero 171 eletti in Regione, per un risparmio totale stimato nell’ordine dei 2,6 milioni di euro. Chi percepisce un assegno dai 1500 ai 2mila euro lordi subirà una riduzione del 6% del vitalizio, una percentuale progressivamente maggiore per le pensioni più cospicue: 9% per quelle tra i 2 e i 4mila euro, 12% per le pensioni tra i 4 e i 6mila, infine il 15% per chi porta a casa più di 6mila euro al mese. Cifre soggette a un’ulteriore tassazione in caso di doppio vitalizio, per una percentuale massima del 22,5%.

Alla riduzione dei vitalizi, che nella bozza riguarderebbe i prossimi tre anni – da marzo 2015 a giugno 2018, data in cui la nuova giunta sarà tenuta nuovamente ad esprimersi in materia – si affianca l’innalzamento dell’età pensionabile: se fino ad oggi il vitalizio poteva essere incassato al conseguimento del sessantesimo anno d’età, ora la soglia viene innalzata di cinque anni. Sebbene la norma non sia ancora stata approvata, c’è già chi sta tentando di eluderne gli effetti: vedendo il proprio vitalizio a rischio, molti ex consiglieri sono passati a battere subito cassa. Solo nell’ultimo anno, da quando si è cominciato a discutere di tagli ai vitalizi, hanno optato per questa soluzione in 18. Una strada consentita dalla normativa in vigore: la legge regionale 10/2013 stabilisce infatti, per il consigliere che abbia versato i contributi richiesti, la possibilità di “ottenere la restituzione di quanto versato senza rivalutazione monetaria, né corresponsione (pagamenti, ndr) di interessi”.