Ieri sera tutti sull’Isola dei Famosi (26,87%, grazie al massiccio apporto dei maschi più giovani, fino a 24 anni, e delle ragazze fino ai 44 anni), mentre noi ce ne stavamo con il nostro senso di colpa per non conoscere quasi nessuno di quegli eroi tranne Catherine Spaak (che però se l’è squagliata) e Rocco Siffredi, la cui fama travalica le generazioni. Nell’insieme, una puntatona, dai tuffi dall’elicottero fino alla promessa di corpi “completamente nudi!” e la conduzione Marcuzzi, Venier, Signorini che certo non era a rischio di mortificare gli spettatori inducendo in loro sensi di inferiorità.

Per il resto il palinsesto costituiva la dimostrazione palmare che almeno un paio delle sette reti generaliste (le tre di Rai, le tre di Mediaset, La7) potrebbero scomparire dall’oggi al domani senza lasciare orfani gli spettatori. Partiamo da casa Rai, dove su Rai Uno avevamo Con il Sole negli occhi, il film di Pupi Avati costruito sull’eterno tema del “trovare se stessi comprendendo gli altri” (in questo caso i rifugiati) che ha raccolto il 16,53% del pubblico, mentre su Rai Tre Alberto Angela, impegnato a divulgare, a modo suo (lo fanno anche le api e i leoni, e comunque è una questione di dopamine) i motivi e le maniere del sesso, si è fatto seguire dal 5,39% degli spettatori.

Nulla di più diverso, ovviamente, sul piano dei contenuti e dei linguaggi, ma neppure di più simile sia per il tipo di pubblico cui si rivolgevano – il ceto medio pensoso e curioso – sia per gli spettatori che trascuravano: le fasce d’età meno anziane (e qui Angela qualche dubbio dovrebbe farselo venire sul carattere fin troppo sterilizzato della sua divulgazione). Conclusione: a guardare il tipo di pubblico Alberto non doveva andare contro Pupi, ma in un altro giorno e sulla stessa rete.

Qualcosa del genere ci veniva in mente anche rincorrendo a colpi di zapping lo scorrere parallelo di Quinta Colonna (Rete4) e Piazza Pulita (La7), i due talk che virano lo stesso format l’uno, con il filosofo Del Debbio, verso il trash (determinante l’apporto di Mario&Mario, Giordano e Adinolfi) e l’altro, col percussivo Formigli, verso le mitiche figure degli anglosassoni cani da guardia del potere, inteso come Palazzo.

Si dirà: questa è la concorrenza, bellezza, che ti spinge a incalzare l’altro sullo stesso campo. Ma si direbbe una sciocchezza, come sarebbe lo stendere un duplicato dei binari esistenti per farci scorrere i treni in simultanea anziché in sequenza. Perché la tv generalista non può permettersi di frantumare le piazze (ieri sera Quinta Colonna e Piazza Pulita non sono arrivati, sommati insieme, al 9%) senza perdere il suo stesso spazio culturale e di comunicazione.

Si ridirà: ma questi sono affari di Cairo e Confalonieri! I canali sono loro e, se vogliono triturarsi le serate a vicenda chi può metterci becco? La risposta impeccabile è, ovviamente, “nessuno”. Ma qualcuno, da qualche parte, dovrà pur smettere di fare l’impeccabile e assestare qualche scossone alla “eccedenza povera” del generalismo italiano (gravato di troppi palinsesti da sfamare). Perché parliamo del cuore, oggi e domani, del sistema della comunicazione. E dunque i “fatti loro” sono anche “fatti nostri”.