Le retribuzioni orarie degli italiani l’anno scorso sono cresciute solo dell’1,3 per cento rispetto all’anno prima. Lo ha calcolato l’Istat, secondo cui l’incremento è il più basso mai registrato dal 1982, cioè da quando sono iniziate le serie storiche. Il pessimo risultato sarebbe stato scongiurato solo se i dati di dicembre fossero stati particolarmente positivi, ma la crescita dell’ultimo mese dell’anno è stata nella media per quanto riguarda i dipendenti del settore privato, mentre non si è registrato alcun aumento nella pubblica amministrazione.

I settori che a dicembre hanno presentato gli incrementi tendenziali maggiori sono stati quello delle telecomunicazioni (3,5%), della gomma, plastica e lavorazioni di minerali non metalliferi (3,3%) e del tessile, abbigliamento e lavorazione pelli (2,9%). Si sono registrate invece variazioni nulle nel settore del commercio e in tutti i comparti della pubblica amministrazione.

Nel comunicato dell’Istat si legge inoltre che alla fine di dicembre 2014 solo il 44,5% degli occupati dipendenti era coperto per la parte economica da contratti collettivi nazionali di lavoro. I dipendenti in attesa di rinnovo erano invece il 55,5% in totale e il 42,4% nel settore privato. L’attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media di 37,3 mesi per l’insieme dei dipendenti e di 21,7 mesi per quelli del settore privato.