Da quanto tempo sta lassù non si sa. Nemmeno come ci sia arrivato. Forse voleva stare semplicemente un po’ per conto suo tra quei monti. Ciò che è certo è che a Porretta Terme, circa 5mila anime sull’Appennino Tosco-Emiliano (Bologna), c’è un canadese alto uno e novanta che gira per le strade con l’aria un po’ dimessa ma pacifica, vestito in maniera spartana e che da nove mesi in Canada lo cercano. Joseph Patrick Bernie è arrivato sull’Appenino attraversando tutto il mondo dalla sua Salt Spring Island, una piccola isoletta nella baia di Vancouver, estremo ovest del Canada che affaccia sull’Oceano Pacifico.

I carabinieri della compagnia di Vergato, comandati dal capitano Luigi Ingrosso, lo hanno incrociato lunedì sera. Normali controlli. Inizialmente hanno pensato fosse un clochard, anche se era assolutamente in ottima salute, ma quando gli hanno chiesto i documenti (tutti in regola) hanno capito che la sua storia era più complicata del previsto. L’uomo non è stato fermato, anche perché era tranquillo, non chiedeva aiuto, era assolutamente pacifico e in questi mesi non aveva avuto alcun problema con la giustizia italiana.

Tornati in caserma i militari si sono messi sul web alla ricerca di quel nome riportato sul passaporto e si sono imbattuti in un articolo di giornale dello scorso anno. Infatti, nonostante la sua propensione a sparire di casa, stavolta i familiari di Bernie si erano preoccupati per davvero e ad aprile 2014 sul quotidiano canadese Times Colonist avevano lanciato un pubblico appello per avere sue notizie. Già in quell’articolo tuttavia si intuiva che potesse essere molto lontano dalla sua patria: “È già successo che Bernie abbia lasciato il Canada senza dirlo a nessuno e c’è la possibilità che stia viaggiando fuori dal Canada”, spiegava alla giornalista il comandante della polizia di Salt Spring, Martin Beardsmore. Poi, dopo avere spiegato che la famiglia non aveva sue notizie, il Times Colonist aggiungeva: “Bernie ha proprio lo stile di vita di una persona sempre di passaggio. Per queste persone  – spiegava Beardsmore – non hai mai una città natale dalla quale segnalare che loro mancano. Loro semplicemente spariscono dalla società”.

Una volta letto di quell’appello i carabinieri sono tornati da Bernie, che continuava ad aggirarsi per Porretta, gli hanno spiegato della preoccupazione della famiglia e lo hanno messo in contatto con l’ambasciata canadese a Roma. Bernie, che non parla italiano, a quel punto ha dichiarato di volere tornare a casa, ma di non avere il denaro necessario per affrontare un viaggio così lungo. Ora di Bernie, che continua a stare in giro per Porretta, si occuperà l’ambasciata (che ha inviato i ringraziamenti alla compagnia di Vergato). E a pagare il viaggio al ‘canadese di Porretta’ potrebbe essere la famiglia che nel frattempo è stata contattata.