Spariscono Lorenzo Ornaghi e Giovanni Maria Flick (Repubblica di domenica 25 gennaio). Prendono  quota Piero Fassino, Sergio Mattarella e Pier Carlo Padoan. Scende Giuliano Amato. Stazionaria, invece, Anna Finocchiaro. Si entra nella settimana clou, ma il toto Quirinale non si ferma.

Per il Corriere della Sera (Maria Teresa Meli) “al nastro di partenza (il che non gli garantisce di tagliare il traguardo) per ora c’è Sergio Mattarella”. Il profilo del giudice costituzionale potrebbe allargare la maggioranza per le elezione del successore di Giorgio Napolitano anche “a Sel, che finora non si è sbilanciata, ma ha fatto sapere al Pd di “non avere niente in contrario sulla persona di Mattarella”. Di più: “con questa candidatura i renziani ritengono che si potrebbe agganciare anche una parte dei grillini”. Ma non è l’unica soluzione. Secondo il giornale di via Solferino, “al presidente del Consiglio non dispiacerebbe nemmeno una candidatura di Pier Carlo Padoan, […]”. Ancora in campo Sergio Chiamparino, “mentre alcuni non ritengono del tutto tramontata la candidatura di Anna Finocchiaro”.  Fuori dai giochi, invece, Giuliano Amato perché “nasce un’intesa tra Bersani, Massimo D’Alema, Silvio Berlusconi e i lettiani”.

Quotazioni Repubblica (Francesco Bei). Sergio Mattarella, “il candidato dal basso profilo, il più istituzionale e discreto”, sembra sia stato scartato da Silvio Berlusconi “Non è dato sapere se l’ex Cavaliere – spiega Bei – si sia voluto così vendicare, a 25 anni di distanza, di quel torto che l’ex ministro della sinistra Dc gli fece dimettendosi per ostacolare la fiducia sulla legge Mammì”. Ecco perché, è il resoconto del giornale diretto da Ezio Mauro, tornano a circolare con insistenza i nomi di alcuni esponenti democratici. “Oltre a Veltroni, tra i renziani si riparla della coppia piemontese: Piero Fassino e Sergio Chiamparino, con il sindaco di Torino in prima fila. Mentre dai bersaniani esce la terna di Veltroni, Finocchiaro, Fassino”. Anche Repubblica mette in pole position Pier Carlo Padoan. Un profilo congeniale qualora – dopo le elezioni in Grecia – crollassero i mercati e l’euro. “Per cui al Quirinale servirebbe un garante degli investitori internazionali piuttosto che delle correnti democratiche”.

La Stampa (Carlo Bertini) propone in pole position per la successione di Giorgio Napolitano Sergio Mattarella e Pier Carlo Padoan. Considera in forte ascesa le quotazioni di Sergio Chiamparino, che fu il nome indicato da Renzi nel 2013. “sul quale si stanno sondando gli altri schieramenti. Senza incontrare veti preventivi”. E inserisce nel borsino anche Pietro Grasso, “che a detta di qualche renziano, ‘potrebbe risolvere il gioco dei veti incrociati fin dalla prima chiama’”.

Per il Giornale (Francesco Cramer) l’inquilino di Palazzo Chigi starebbe tramando “per imporre un suo nome”. “Farebbe al caso di Renzi un Ugo De Siervo, ex presidente della Corte Costituzionale”. E il solito Sergio Mattarella, “ora giudice della Consulta, ma sulla carta ‘scialbo’”. Mentre il fronte moderato, Forza Italia e Area Popolare, avrebbe aperto su Walter Veltroni, e “addirittura anche su Anna Finocchiaro”.

Infine il Messaggero (Alberto Gentili). Per il quotidiano di via del Tritone la carta a sorpresa, quella che Renzi starebbe tenendo nascosta, si chiama Pier Carlo Padoan, “utile al Quirinale per il suo standing internazionale, soprattutto se la vittoria di Tsipras in Grecia aprisse un braccio di ferro contro le politiche anti rigore in Europa”.

Oltretutto il profilo del ministro dell’Economia innescherebbe “un rimpasto per il rilancio del governo”. Segue l’ipotesi Sergio Mattarella. Scrive Alberto Gentili: “L’ex ministro dc (Sergio Mattarella), ora giudice costituzionale, persona dal riconosciuto rigore morale e know istituzionale, potrebbe essere il punto di caduta se non passasse Padoan”. Sempre in corsa “candidati di cerniera” come Anna Finocchiaro, Pietro Grasso e Pierluigi Castagnetti. Piccolo particolare. Per il terzo giorno consecutivo il Messaggero ricorda che Pierferdinando Casini è “un candidato trasversale in grado di saldare i due fronti”. Un caso? Macché. Il suocero dell’ex presidente della Camera è proprio l’editore del Messaggero.

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