Il caso Stamina potrebbe chiudersi con un patteggiamento di quasi tutti gli imputati e soprattutto quello di Davide Vannoni, “padre” del discusso metodo basato sulle cellule staminali. Dopo alcune settimane di trattative tra difensori e accusa si è definito il quadro.

Per lo psicologo torinese la pena potrebbe essere di un anno e dieci mesi, ma formalmente l’ultima parola spetta al Tribunale di Torino. Liborio Cataliotti e Pasquale Scrivo, gli avvocati di Vannoni, hanno raggiunto un accordo con il procuratore Raffaele Guariniello, titolare dell’indagine: per ottenere l’ok del pm Vannoni dovrà rinunciare al ricorso al Tar del Lazio contro le decisioni del ministero della Salute e dovrà interrompere le sue attività in Italia. I difensori però non confermano e non smentiscono: “Preferisco parlare con gli atti processuali. Ci siamo riservati di parlare per ultimi il 3 febbraio”, sostiene Cataliotti, mentre il collega Scrivo esclude contraccambi.

Anche molti dei tredici imputati accusati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata e alla somministrazione di farmaci pericolosi (quasi tutti medici e professionisti che hanno portato avanti il trattamento delle cellule staminali mesenchimali da iniettare nei pazienti) hanno raggiunto l’accordo con la Procura di Torino per patteggiare pene di circa un anno e mezzo, mentre non è ancora stata definita la decisione di altre persone e dei medici degli Spedali civili di Brescia, dove la Stamina Foundation si era installata negli ultimi anni. Tutto dovrà essere accolto dal giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Torino Giorgio Potito dopo le udienze di martedì 27 gennaio e del 3 febbraio, nelle quali verranno formalizzate le richieste. Dovrà riprendere al tribunale di Trieste uno stralcio del processo torinese, quello contro il medico Marino Andolina accusato anche di peculato per aver utilizzato degli spazi dell’ospedale Burlo Garofalo per somministrare la “cura” Stamina.

Se molte famiglie che avevano riposto speranze in Stamina sono già state fermate dal recentissimo decreto del ministero della Salute che pone dei paletti per le cure compassionevoli al fine di evitare possibili truffe, dall’altra parte le persone offese (undici pazienti danneggiati e i loro familiari, più alcuni enti e associazioni) invece rimarranno a mani vuote: per loro non è stato previsto nessun tipo di risarcimento, che potrà essere chiesto al tribunale civile. C’è di più: con il patteggiamento le “spese di giustizia” non ricadranno sugli imputati condannati, ma resteranno alla collettività.