La Cassazione contro tutti: colleghi e politici. E un appello forte al Parlamento perché legiferi mettendo un freno alle guerre tra magistrati. Sia il procuratore generale, Gianfranco Ciani, sia il primo presidente, Giorgio Santacroce, nelle relazioni per l’apertura dell’anno giudiziario hanno tirato vere e proprie bordate. Alcuni pm “hanno dimostrato un eccesso di debolezza nei confronti delle lusinghe dell’immagine, della popolarità e soprattutto della politica” dice Ciani chiedendo “un tempestivo intervento del legislatore” su questo tema. Proprio Ciani il 20 gennaio ha chiesto il trasferimento d’urgenza per l’aggiunto di Milano Alfredo Robledo, protagonista dello scontro con il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati.

Santacroce contro “forme di protagonismo dei pm”
Non meno duro Santacroce per cui la magistratura dopo la stagione di Mani pulite ha iniziato “una parabola discendente“, con la “disaffezione” dei cittadini per le “credenziali mortificanti” che esibisce, come i processi lumaca e il degrado delle carceri, ma a questa crisi di fiducia concorrono anche le “frequenti tensioni e polemiche” soprattutto tra pm e “forme di protagonismo, cadute di stile e improprie esposizioni mediatiche” prosegue Santacroce anche allo scontro Bruti-Robledo in atto alla Procura di Milano.

“Il pericolo più grave è rappresentato, nell’attuale società globalizzata, dalla possibilità che la politica sia ‘asservita’ alle scelte economiche e che l’economia assurga al ruolo di guida delle decisioni politiche, innalzandosi a unico parametro dell’agire dell’uomo – dice Santacroce -. Il rischio è che nell’intraprendere l’opera di riforma anche l’esercizio della giurisdizione venga valutato non per l’efficacia con la quale risponde all’effettiva tutela dei diritti, nella costante tensione tra ‘valori non negoziabili’ e promozione della persona, ma per il suo conformarsi alle indicazioni emergenti dalle esigenze dell’economia”.

“Non sono sufficienti riforme a costo zero”
Per smaltire le cause arretrate e accelerare i processi “non sono sufficienti riforme a costo zero“, servono “investimenti in risorse umane e strumentali –  prosegue Santacroce – Non si possono ottenere risultati migliori senza investimenti, considerato che tutte le misure organizzative finora adottate si sono rivelate insufficienti”. Lavoriamo “sotto organico” e nonostante ciò la produttività delle toghe “è tra le più alte d’Europa”.

Appello al Parlamento per creare filtri ai ricorsi
“Ipotizzando l’impossibile sopravvenienza zero, occorrerebbero pur sempre tre anni e 4 mesi per azzerare le cause arretrate della Corte di Cassazione”: serve una “energica cura dimagrante” che alleggerisca la Suprema Corte dei processi pendenti da anni per consentirle di svolgere il suo ruolo che è quello “di assicurare l’uniformità della giurisprudenza, e con essa la certezza del diritto e la prevedibilità delle decisioni future” anche perché “pressoché inascoltate le reiterate richieste di interventi legislativi che rimeditino profondamente le tipologie dei vizi prospettabili in sede di legittimità e definiscano i casi di ricevibilità del ricorso per cassazione approntando per essi più snelli moduli decisionali”. Insomma, Santacroce chiede filtri anche per i ricorsi in Cassazione e la possibilità di ‘modelli’ di sentenze standard per le cause seriali. “Diciamo queste cose da anni, ma se il Legislatore non interverrà per risolvere questa ingiustificabile e non più tollerabile situazione, si dovranno studiare nuovi criteri e modalità di proposizione e decisione dei ricorsi. In questa prospettiva mi riservo di convocare in tempi brevi una Assemblea generale della Corte di Cassazione”, sottolinea Santacroce.

“Strutturare in modo diverso il giudizio d’appello”
Il giudizio di appello si può “strutturare in modo diverso, circoscrivendolo al controllo degli errori che possono aver inficiato il giudizio di primo grado. Non si tratta di garantire la ragionevole durata dei processi tagliando sul terreno delle impugnazioni. L’appello – prosegue Santacroce – è un istituto che risponde a una esigenza fondamentale, che è quella di correggere, ove necessario, l’errore del primo giudice. Eliminare l’appello vorrebbe dire perdere una fetta importante di garanzia”. Tuttavia, secondo Santacroce, un ‘filtro’ deve essere messo. Secondo il magistrate, inoltre, per snellire i tempi della giustizia, “si impone, allora, sia per il civile che per il penale, una selezione molto incisiva delle materia riservate alla magistratura togata, in modo da conseguire una significativa riduzione delle sopravvenienze”.

“Troppi avvocati cassazionisti”, “Cura dimagrante per processi”
“Rispetto agli anni passati la situazione della giustizia penale è lievemente migliorata, anche se nella società italiana è tuttora radicata l’insoddisfazione per un sistema penale che non svolge una apprezzabile azione dissuasiva” sottolinea Santacroce rilevando come negli uffici di merito è “diminuito” il numero dei nuovi processi iscritti. Tra luglio 2013 e giugno 2014, sono stati iscritti 3.349.742 nuovi processi e ne sono stati definiti 3.207.216. Nelle Corti di appello c’è stato il calo più “rilevante” pari al -10,6%. Fa eccezione la Cassazione, come nel civile, dove c’è stato un aumento del 4,1% dei ricorsi. Santacroce se la prende poi anche con gli avvocati definendo “impressionante” il numero dei legali, dei quali “ben 58.542” iscritti all’albo dei patrocinanti in Cassazione, un dato che “è un’altra anomalia del nostro sistema perché non si giustifica con una esigenza di ‘mercato”. “L’avvocatura, coinvolta nei progetti di riforma della giustizia civile dall’attuale Governo, non solo ha conseguito un rilevante successo di immagine, ma ha anche assunto centralità istituzionale in una società che si qualifica post-moderna”. Secondo Santacroce, adesso, l’avvocatura – per effetto delle riforme come quella della negoziazione assistita – “dovrà acquisire la consapevolezza del ruolo assegnatole dalla legge e attivare una concreta azione collaborativa”.

Il ministro Orlando: “Ancora ostacoli al cambiamento”
Nell’anno passato si sono ottenuti risultati importanti “tuttavia sulla strada del cambiamento vi sono ancora non pochi ostacoli” dice il ministro della Giustizia Andrea Orlando all’inaugurazione dell’anno giudiziario sottolineando tra l’altro “nodi cruciali” come quello del personale amministrativo e delle spese. Nell’anno alle nostre spalle si sono succeduti eventi in grado di cambiare il volto del sistema giudiziario” prosegue il Guardasigilli sottolineando l’avvio del processo civile telematico obbligatorio, l’entrata a regime della nuova geografia giudiziaria, il superamento del sovraffollamento carcerario, “l’acquisita centralità della giustizia civile nel dibattito pubblico”. È anche l’anno “di una proposta di riforma che affronta numerosi temi cruciali”. “È urgente introdurre una disciplina di regolamentazione delle lobby che renda trasparente il rapporto tra soggetti pubblici ed interessi privati” sottolinea annunciando che “intende proporre agli altri ministeri competenti un impianto normativo che affronti questo argomento.

“Un indubbio protagonismo del cambiamento compete alla magistratura – dice – Siamo entrati in una fase nuova. Infatti, penso sia alle spalle la stagione nella quale erano posti in questione il ruolo e la funzione della magistratura”. Rileva come pur “nella sua asprezza”, oggi il confronto si svolge “in una visione di riferimento condivisa“. C’è un compito storico da assolvere, anzi una eccezionalità storica da affrontare che impone un supplemento di passione civile”. Poi l’invito “alla disponibilità” e “a farsi carico di un comune destino. Essere protagonisti del cambiamento per reagire alla crisi. Non tanto e non solo quella economica quanto quella istituzionale e civile che rischia di produrre reazioni e contraccolpi in grado di compromettere conquiste storiche di civiltà”.

Sabelli (Anm): “Passare dalle parole ai fatti”
“Le analisi sono sostanzialmente tutte condivisibili, ma dalle analisi bisogna arrivare alla proposta di soluzione. Qualcosa è stato fatto, ma mi pare che il percorso sia ancora molto lungo. Quando c’è un problema di riforme, un percorso di riforme lungo, non bastano le parole, bisogna che si traducano in fatti” dice il presidente dell’Anm, Rodolfo Sabelli, al termine della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario. Commentando le relazioni presentate nel corso della cerimonia, Sabelli ha osservato che in questo ultimo anno sono state realizzate riforme, “ma il punto è che i problemi rimangono. C’è un lento miglioramento nell’arretrato della giustizia civile e penale, ma il salto di qualità non c’è stato, il volo non si è riusciti a farlo”. Sabelli ha sottolineato che la riforma del settore penale “è insufficiente” e in particolare “sul tema della prescrizione non basta quello che è stato proposto: l’aumento delle sanzioni non è una risposta efficace, soddisfa più un’apparenza di immagine che non la realtà dell’intervento. Aumentare le sanzioni e prevedere condizioni al patteggiamento è condivisibile, ma se ciò non si accompagna a misure di premialità e a strumenti più efficaci di investigazione non si darà risposta alla lotta alla corruzione”. Infine, sul richiamo del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che invita i magistrati a partecipare al cambiamento, Sabelli ha ribadito che le toghe “sono protagoniste da decenni“.