Un lenzuolo legato alle sbarre della cella. Il corpo appeso, senza vita. Si è suicidato così, nel carcere di Sanremo, Bartolomeo Gagliano, il serial killer che nel dicembre 2013 evase durante un permesso premio dal carcere Marassi di Genova e venne catturato a Mentone, in Francia, dopo 4 giorni di fuga durante i quali sequestrò una persona.

Gli agenti in servizio lo hanno soccorso, ma Gagliano era già cadavere. Secondo quanto riferito dal sindacato di polizia penitenziaria Sappe il 57enne “era stato ricoverato ieri sera dopo che si era tagliuzzato il corpo. Purtroppo – scrive il Sappe in una nota – nonostante il prezioso e costante lavoro svolto dalla Polizia penitenziaria, pur con le criticità che lo caratterizzano, non si è riuscito a evitare in tempo il gesto del detenuto”. La notizia della sua morte è stata raccolta da Riccardo Arena, direttore della trasmissione “RadioCarcere”. Con la morte di Gagliano salgono a 4 i detenuti che si sono tolti la vita dall’inizio del 2015. Pochi giorni fa, il 14 gennaio, Gagliano era stato condannato a sei anni e sei mesi di reclusione per evasione, sequestro di persona, rapina aggravata e porto abusivo d’arma, in seguito alla fuga durante il permesso premio ottenuto nel dicembre del 2013 mentre era detenuto nel carcere genovese. Il pluripregiudicato era stato estradato il 23 aprile 2014 dalla Francia.

Nato a Nicosia nel 1958 e trasferitosi da bambino a Savona, Gagliano era considerato dagli inquirenti un personaggio “molto pericoloso”. Il suo primo delitto risale al 1981 quando uccise a Savona, sfondandole il cranio con una pietra, Paolina Fedi, prostituta di 29 anni. Venne condannato a otto anni di manicomio criminale a Montelupo Fiorentino. Ma sfruttando una licenza concessa dai medici, nell’83, sequestrò un’intera famiglia e da Massa Carrara raggiunse Savona, spianò la pistola alla tempia di un tassista e minacciò un vigile urbano. Inseguito dai carabinieri, iniziò a sparare a casaccio tra gli studenti, ferendo una diciassettenne. Evase dal manicomio nel 1989, assassinando poco dopo a colpi di pistola un transessuale uruguayano e un travestito, e ferendo gravemente una prostituta. Azioni condotte assieme ad un complice, Francesco Sedda. Ma la scia di Gagliano non si interruppe lì.

Nell’aprile del 1990, a Firenze, sparò alla fidanzata, ferendola. Poi fuggì. La ragazza, 23 anni, venne trovata dalla polizia nel suo appartamento, distesa nuda sul letto, con un foro di proiettile nel mento ed un paio di slip sulla gola a tamponare l’emorragia. Dopo un giorno e due notti passati a girovagare per la città a telefonare alla polizia e agli ospedali, Gagliano si presentò spontaneamente ai medici della struttura psichiatrico di Reggio Emilia, da cui era evaso un mese prima. La sua “firma” sugli omicidi, ricordano gli inquirenti, era un colpo di pistola alla bocca.