Pronti alla mobilitazione qualora l’azienda non dovesse fornire sufficienti garanzie circa il futuro dei lavoratori. Rispondono alla richiesta di concordato preventivo in bianco avanzata da Mercatone Business dichiarando lo stato di agitazione, i sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil, “allarmati per l’istanza presentata da un’azienda che in Italia conta 3.700 dipendenti, senza che però la proprietà fornisse ai rappresentanti dei lavoratori adeguate informazioni circa le ricadute che tale richiesta avrà sulla loro occupazione”. Negli ultimi anni Mercatone Uno, realtà storica italiana specializzata nella distribuzione organizzata del mobile, di complementi di arredo e casalinghi, con casa madre a Imola e 79 sedi sparse per la penisola, spiega Rosa Dammicco, delegata Filcams Cigl di Castelfranco, “ha vissuto una situazione di progressivo deterioramento, tanto che abbiamo dovuto sottoscrivere accordi sindacali per l’utilizzo dei contratti di solidarietà, che avrebbero dovuto avere lo scopo di consentire il processo di riorganizzazione dei punti vendita, così da rilanciare l’azienda e renderla competitiva, contenendo, al contempo, il costo del lavoro e salvaguardando l’occupazione”.

Il nuovo piano industriale, il ricorso agli ammortizzatori sociali e l’accordo con le banche sottoscritto l’estate scorsa, tuttavia, non sono bastati a scongiurare la procedura annunciata dalla società, che pure ha assicurato l’avvio di “trattative con potenziali investitori interessati ad un marchio storico e leader del settore dell’arredamento”: “Si tratta – spiega l’azienda in una nota – di una scelta imposta dal perdurare della crisi e dal continuo calo dei consumi particolarmente grave nel settore dei beni durevoli, che ha determinato, a partire dalla ripresa autunnale dell’attività, una costante riduzione del fatturato, il tutto aggravato dal contesto deflazionistico a cui conseguono prezzi di vendita sempre più bassi e perdita di marginalità”. E dai debiti, 425 milioni di euro, a fronte di un fatturato che nel 2014 è sceso a poco più di mezzo miliardo di euro. Da qui l’istanza di concordato preventivo in bianco, avanzata dai soci storici di Mercatone Uno nonché azionisti di maggioranza, cioè gli imprenditori Luigi Valentini e Romano Cenni, “per assicurare la continuità aziendale, adempiendo agli impegni assunti verso i consumatori e garantendo la continuità dei servizi nei punti vendita”.

Secondo i sindacati, però, tale decisione è stata presentata “senza alcuna garanzia”: “A fronte di quest’ultima grave notizia, non sappiamo quali ricadute l’istanza potrà avere sui dipendenti di Mercatone Business, né abbiamo alcuna informazione sul piano industriale”, che dovrà essere presentato al Tribunale di Bologna. In più, continua Dammicco, ci sono altri nodi che Cgil, Cisl e Uil vorrebbero sciogliere sedendosi a un tavolo di trattativa con i vertici dell’azienda: “Ad esempio il pagamento della Cigs per i lavoratori dei punti vendita Tre Stelle e Mercatone Business chiusi solo alcuni mesi fa, e il pagamento della solidarietà per tutti gli altri lavoratori”.

Così i sindacati hanno proclamato lo stato di agitazione, “riservandoci di promuovere una mobilitazione qualora l’azienda non dovesse fornirci adeguate risposte”: “L’immobilismo, la mancanza di iniziative anche sul piano commerciale hanno caratterizzato l’andamento di Mercatone Uno degli ultimi tre anni, contribuendo ad aggravare gli inevitabili effetti della crisi economica. A nulla, quindi, sono serviti i sacrifici che lavoratrici e lavoratori hanno fatto. È’ per questo che riteniamo necessaria l’apertura di un tavolo sia con l’azienda, sia con le massime istituzioni, a cui chiederemo di farsi garanti della salvaguardia di lavoratrici e lavoratori”. Azienda, istituzioni, e i commissari nominati dal tribunale, sottolinea Dammicco, “non potranno prescindere dal diritto dei lavoratori ad essere rappresentati e tutelati. Parliamo di 3.700 dipendenti e delle loro famiglie, alcuni in azienda anche da 15 o 20 anni, che non possono pagare il prezzo delle decisioni sbagliate prese in passato dalla società”.