“Siamo diventati invisibili, dei fantasmi che lavoravano in via Bellerio”: i dipendenti della sede milanese della Lega Nord scrivono a parlamentari e consiglieri regionali leghisti del Carroccio per informarli – come se non ne fossero a conoscenza – della loro situazione lavorativa. Nella mail inviata a 60 contatti, che ilfattoquotidiano.it ha potuto leggere, i lavoratori definiscono “la procedura di licenziamento collettivo è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Fino a qualche mese prima Salvini ci aveva più volte personalmente rassicurato sul fatto che nessun dipendente sarebbe stato licenziato”.

Il riferimento è alla manifestazione contro “Mare Nostrum” che ha riempito piazza Duomo il 18 ottobre. Bandiere e striscioni come ai tempi d’oro di Pontida e una macchina organizzativa per cui i 71 dipendenti del partito erano essenziali e non andavano ‘allarmati’. Solo dopo, il segretario federale della Lega, incassati gli applausi sul palco, ha iniziato a lamentare i primi problemi legati allo stop al finanziamento pubblico ai partiti e alla liquidità del movimento.

“Ogni porta ci è stata improvvisamente sbarrata, dopo aver – nel caso di molti di noi – vissuto con i dirigenti del partito oltre 20 anni, fianco a fianco – scrivono i dipendenti – Nessuno rispondeva alle nostre domande, nessuno ci riceveva, nessuno ci parlava”. Insomma, la solitudine del militante-dipendente leghista sta tutta in queste ultime parole.

Alcuni di loro si sono tesserati anche a Cgil, Cisl e Uil, ed è il sindacato di Susanna Camusso a riscuotere più successo in via Bellerio. E così da qualche giorno, le bandiere della Triplice (come li chiamano anche in via Bellerio) sventolano a fianco di quella della Lega Nord. I dipendenti della principale sede del partito danno così il benvenuto ai simpatizzanti che entrano a chiedere informazioni sulla Lega o ai lavoratori che bussano alla porta di Salvini. Come gli esodati delle principali aziende milanesi che lunedì scorso si sono trovati inaspettatamente il presidio dei dipendenti del Carroccio, che accusano il partito di “avere gestito l’intera vicenda con scarsa umanità e sensibilità”.

L’appuntamento decisivo è tra due giorni, quando sindacati e vertici della Lega si confronteranno al ministero. L’appello ai parlamentari leghisti è comunque alla pacificazione: “Abbiamo pochissimo tempo per provare a ricomporre la frattura e tornare a far regnare l’armonia in quella che tutti noi abbiamo sempre considerato qualcosa di molto simile a una Famiglia”. Lo scrivono con la “f” maiuscola, perché in fin dei conti –e Bossi insegna – nella Lega la ‘famiglia’ ha sempre contato tanto.