Dopo il magazine, numerose case di produzione video e la stazione radio che trasmette in diretta da Mosul, la capitale dell’autoproclamato califfato, lo Stato Islamico starebbe per aprire la sua emittente televisiva online di “informazione” 24 ore su 24. Si chiamerà Khilafalive (khilafalive.info) e l’obiettivo del canale è quello di reclutare nuovi combattenti per la jihad, mostrando loro i risultati ottenuti nei territori conquistati dalla nascita del califfato, nell’estate scorsa. Immagini che sono già circolate su Internet, soprattutto su Youtube, ma che, adesso, potranno essere diffuse in quantità maggiore, con numerosi “reportage” dai territori dell’Isis realizzati anche dal giornalista britannico rapito, John Cantlie

La notizia è circolata sui profili Twitter di diversi simpatizzanti o appartenenti al movimento terroristico che hanno pubblicizzato il nuovo canale, anticipando anche il nome di uno dei nuovi programmi: “Tempo di arruolare“. La nuova rete all news andrà ad affiancare l’altro canale tv, Tawhid, che trasmette dalla Libia, e la stazione radiofonica Al Bayan, in onda da Mosul. Il sito è stato reso inaccessibile, ma alcuni utenti sostengono di essere riusciti a visitarlo prima della sua cancellazione e raccontano di avervi trovato una selezione di video di propaganda dello Stato Islamico.

Una delle “star” del nuovo progetto mediatico dello Stato Islamico, che fa della comunicazione uno dei suoi punti di forza per consolidare il proprio controllo sui territori conquistati e attirare nuovi combattenti per sostenere la jihad, è il giornalista britannico rapito nel novembre 2012, John Cantlie. L’uomo è già stato protagonista di numerosi filmati diffusi dall’isis in cui avvertiva i vari governi occidentali sulle possibili conseguenze delle loro scelte e lanciava minacce contro gli infedeli. La serie di video, intitolata “Lend me your ears, consisteva in una serie di monologhi da 7 minuti in cui l’ostaggio riportava le azioni dello Stato Islamico e i futuri obiettivi del gruppo. Negli ultimi filmati, il britannico ha iniziato a realizzare dei veri e propri reportage dalle aree di conflitto, come Kobane, o dalle città più importanti, come Mosul.