Nonostante l’assenza di importanti squadre (Nigeria e Marocco) e giocatori (su tutti Didier Drogba), o forse proprio per questo, potrebbe rivelarsi una delle più spettacolari di sempre la 30ma edizione della Coppa d’Africa che si disputa dal 17 gennaio all’8 febbraio in Guinea Equatoriale. La sede, è noto, è stata scelta all’ultimo momento dopo il rifiuto del Marocco di ospitare la competizione per timore di diffusione dell’epidemia di ebola che da mesi sta devastando il cuore dell’Africa. E se proprio l’altro giorno l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha detto che, nonostante la diminuzione del numero d’infezioni in Liberia e Sierra Leone e la stabilizzazione in Guinea, l’epidemia (21mila casi di infezione, oltre 8mila morti) non è sotto controllo, e ha poi accusato i governi occidentali di miopia politica e mancati interventi, il portavoce della Caf (Confederazione Calcio Africano) ha dichiarato perentorio: “Non temo che l’epidemia di ebola possa disturbare la Coppa”.

Fuori quindi il Marocco, squalificato dalla Caf, e dentro la Guinea Equatoriale come organizzatrice, nonostante avesse mancato la qualificazione per avere schierato un giocatore squalificato, la grande assente è la Nigeria, che tra la vittoria del 2013 e gli ottavi di finale raggiunti a Brasile 2014 era stata capace di ritornare ai fasti degli anni Novanta. Ma tutta una serie di problemi interni, dalla squalifica della federazione per interferenze governative al temporaneo licenziamento del tecnico Stephen Keshi, hanno minato le fondamenta della squadra. A fronte dell’assenza dell’ivoriano Drogba, di altri giocatori che hanno preferito non lasciare i loro club e del declino di totem assoluti come Yaya Touré, tutta una nuova generazione di talenti con una considerevole esperienza nei maggiori campionati europei è pronta a mettersi in mostra nei quattro stadi di Bata, Malabo (la capitale, nonostante si trovi sull’isola di Bioko a 40Km dalle coste del Camerun), Mongomo e Ebebiyn.

Detto che la competizione sarà visibile in Italia su Eurosport, e che si qualificano le prime due di ogni gruppo, la particolare e curiosa conformazione dei gironi dopo il sorteggio di dicembre a Malabo, sotto lo sguardo attento del presidente della Guinea Equatoriale Obiang Nguema, prelude alla sorpresa. Nel facile Girone A dovrebbe spuntarla comodamente il Gabon di Aubameyang (Borussia Dortmund), davanti al Burkina Faso (finalista nel 2013) o ai padroni di casa. Nel Girone B l’esperta Tunisia di Jemâa (miglior goleador della nazionale, che dopo una carriera in Francia ora gioca in Qatar) dovrà vedersela con la piccola Capo Verde (clamorosi in quarti raggiunti nel 2013) e con lo Zambia, stupendo vincitore nella storica edizione casalinga del 2012, a vent’anni di distanza dall’incidente aereo dove morì la squadra che pochi anni prima aveva umiliato l’Italia per 4-0 alle Olimpiadi di Seul.

Nel difficilissimo Gruppo C invece, oltre al Sudafrica resterà fuori anche una delle favorite. Se la giocano, infatti, l’Algeria di Brahimi (Porto), Silimani (Sporting Lisboa) e Feghouli (Valencia), che a Brasile 2014 si è arresa solo ai supplementari degli ottavi di finale ai futuri campioni di Germania, il Ghana di André Ayew (Marsiglia) e Jordan Ayew (Lorient), che senza Boateng, lo juventino Asamoah e i milanisti Essien e Muntari, ha convocato il sampdoriano Duncan, e il Senegal di Cissé (che col Newcastle ha asfaltato Mourinho) e Mané (del Southampton, anche per lui un gol decisivo contro il Cheslea). Mentre nell’altrettanto ostico Gruppo D la Costa d’Avorio del romanista Gervinho e del bomber Doumbia (Cska Mosca) ha trovato il degno sostituto di Drogba in Bony, miglior marcatore del 2014 in Premier League con 20 gol (9 in questa stagione) e in procinto di passare dalla Swansea al Manchester City per oltre 30 milioni di euro. Appena dietro, il Mali del giallorosso Keita e di Diabaté (8 gol in Francia col Bordeaux) e il giovane Camerun guidato dall’attaccante Choupo-Moting (9 gol in stagione con lo Schalke 04).

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