Dopo gli assalti a Charlie Hebdo e al supermercato kosher di Parigi, l’Unione Europea si interroga sulla propria capacità di garantire la sicurezza dei propri cittadini. “Non possiamo prevenire nuovi attacchi”. Lo ha detto il capo dell’antiterrorismo Ue, Gilles de Kechove. Il coordinatore europeo per la lotta al terrorismo ha spiegato che “non e’ possibile prevenire attacchi terroristici come la strage di Parigi al 100%”, aggiungendo che la soluzione non può essere quella di imprigionare i cosiddetti “foreign fighters” (gli occidentali andati a combattere in Siria ed Iraq che tornano in patria) perché le carceri sono diventate “grandi incubatrici” di radicalizzazione. Secondo Rob Wainwright, direttore di Europol, che ha parlato di fronte a una commissione del Parlamento britannico, ci sono fra i 3mila e i 5mila fighter europei in Medio Oriente che potrebbero compiere attentati terroristici una volta tornati in patria. L’Europa ha di fronte, ha detto ancora Wainwright, “la più grave minaccia terroristica dall’11 settembre”.

Valls: “Francia in guerra contro l’integralismo”
Parlando durante la sessione straordinaria dell’Assemblea Nazionale dedicata alle vittime degli attacchi dei giorni scorsi, il premier francese Manuel Valls ha annunciato la creazione “entro la fine dell’anno” di “ali specifiche” nelle prigioni per i “detenuti radicalizzati”. “La Francia è in guerra contro il terrorismo, l’integralismo, l’islamismo radicale – ha detto ancora Valls – la Francia non è in guerra contro una religione. Proteggeremo tutti i cittadini, credenti o no”. Secondo il primo ministro, “ci sono rischi molto seri ed elevati” circa l’eventuale azione dei complici degli autori delle stragi di Parigi. Il numero di francesi che si sono uniti a gruppi jihadisti, ha detto ancora il premier, “ha superato ormai i 1.200 individui, per la sola filiera iracheno-siriana”. L’Assemblea nazionale ha approvato il prolungamento dell’intervento militare in Iraq per la lotta contro gli estremisti dello Stato islamico.

Minacciato anche Le Canard Enchainé 
“Adesso tocca a voi“: questo messaggio minatorio sarebbe stato ricevuto dal settimanale satirico francese Le Canard Enchainé all’indomani dell’attacco contro Charlie Hebdo. Lo rivela lo stesso giornale.

Roma, 10 islamici indagati: “Terrorismo”
La Procura di Roma ha aperto un’indagine su alcuni stranieri di fede islamica residenti in Italia sospettati di avere legami con la Jihad. Sarebbero una decina le persone iscritte, secondo quanto si è appreso, nel registro degli indagati per associazione sovversiva con finalità di terrorismo. Grande riserbo a piazzale Clodio sugli accertamenti coordinati dal procuratore Giuseppe Pignatone e dall’aggiunto Giancarlo Capaldo. Le indagini sono conseguenza dell’attività di monitoraggio di ambienti apparentemente sensibili ai proclami del fanatismo islamico. Dell’esistenza di questa inchiesta scrive oggi il quotidiano Il Tempo. L’inchiesta è partita dal monitoraggio di internet. L’attività di osservazione ha riguardato conversazioni via web tra i soggetti interessati ed i loro accessi a siti integralisti ed estremisti. Secondo quanto si apprende i dieci non comporrebbero una cellula ma sarebbero considerati “cani sciolti”.

Le Pen: “Sospendere il trattato di Schengen”
“E’ ora che la Francia si riprenda il controllo delle proprie frontiere: bisogna sospendere Schengen che agevola il traffico di armi e di terroristi. La libertà di circolazione è un’idea folle: dobbiamo essere liberi di decidere chi entra e chi esce dal nostro Paese”. Parola di Marine Le Pen, leader del Front National, che, durante la conferenza stampa a margine del discorso di Matteo Renzi a chiusura del semestre europeo a guida italiana, ha lanciato il suo attacco contro la libera circolazione tra i Paesi dell’Unione Europea. La figlia di Jean-Marie Le Pen, fondatore del partito, ha continuato sostenendo che il trattato di Schengen è una delle principali cause della presenza del terrorismo in Europa e che, per questo, deve essere cancellato: “E’ un accecamento ideologico”, aprire le frontiere è come dire “contro i ladri togliete le porte”. Poi attacca Qatar e Arabia Saudita: “La Francia deve bloccare ogni investimento del Qatar e dell’Arabia Saudita, Paesi che sostengono il terrorismo e il fondamentalismo islamico – ha concluso – se finanziano il Paris Saint-Germain non è perché amano il calcio, ma per aumentare la loro influenza”.

Arrestato in Bulgaria mentre andava in Siria: “Aveva contatti con Kouachi”
Secondo il mandato d’arresto europeo emesso dalla Francia, Joachim Fritz-Joly , questo il nome dell’arrestato, è accusato di “partecipazione a banda criminale con l’obiettivo di organizzare attentati terroristici”. “Prima di partire il 30 dicembre per la Turchia, è stato più volte in contatto con uno dei due fratelli, Cherif Kouachi“, si legge nel mandato. Il 29enne di origine haitiana è stato fermato dalla polizia mentre cercava di attraversare, a bordo di un autobus, il confine tra la Bulgaria e la Turchia, insieme al figlio di 3 anni, diretto in Siria. L’uomo era ricercato con un primo mandato europeo, emesso da un tribunale francese, dopo la denuncia della moglie che lo ha accusato di aver rapito il bambino per portarlo nei territori dell’autoproclamato califfato, al fine di unirsi ai jihadisti ed educarlo secondo i principi dell’Islam radicale. Dopo l’arresto di Fritz-Joly, il bambino è stato restituito alla madre.

Le Monde: “Boumeddiene aiutata a fuggire da una filiera afgana”
La moglie e sospetta complice di Amedy CoulibalyHayat Boumeddiene, sarebbe riuscita a fuggire dalla Francia grazie all’aiuto di una filiera terroristica afgana. La notizia è stata diffusa da Le Monde, che rivela l’identità dell’uomo apparso insieme alla donna nel filmato della videosorveglianza dell’aeroporto Sabiha-Gökçen,  nei pressi di Istanbul: si tratterebbe di Mehdi Belhoucine, un francese di 23 anni, già noto ai servizi segreti. Il ragazzo è il fratello di Mohamed Belhoucine, condannato l’11 luglio 2014 con l’accusa di aver reclutato terroristi da inviare a combattere in Pakistan e Afghanistan. Mehdi non è mai stato incriminato, ma è stato sentito dai giudici durante il processo al fratello e, in quell’occasione, dichiarò di essere “molto colpito” dalla situazione in Afghanistan, Iraq, ma anche Palestina, Somalia e Cecenia: “Ho pensato di recarmi in uno di questi Paesi – aveva detto – ma non per forza per imbracciare le armi. L’idea per me è di stare con loro, di aiutarli, forse sotto forma di aiuto umanitario, e forse, se spinto, potrei essere pronto a imbracciare le armi“.

Hollande: “Agenti morti perché potessimo vivere liberi”
Il presidente francese, François Hollande, è intervenuto alla commemorazione dei tre poliziotti caduti durante gli attentati di Parigi degli ultimi giorni. Una manifestazione durante la quale il capo di Stato ha conferito la Legione d’Onore agli agli agenti e ricordato la grande partecipazione dei francesi alla marcia repubblicana organizzata l’11 gennaio: “La Francia ha mostrato la sua forza di fronte ai fanatici – ha detto -, la sua unità di fronte ai divisori, e testimoniato solidarietà a tutte le vittime del terrorismo”. Poi, il presidente francese lancia la sfida all’estremismo di qualsiasi matrice: “Saremo implacabili con gli antisemiti e gli antimusulmani – ha concluso – Saremo intrattabili con chi fa l’apologia del terrorismo”.

Funerali Gerusalemme, Royal: “Colpire ebrei è colpire Francia”
Sono in corso i funerali di Yoram Cohen, Philippe Barham, Yoav Hatab e Francois Michel Saada, le quattro persone uccise venerdì nell’attacco al supermercato kosher di Parigi. Le vittime dell’attentato saranno sepolte nel cimitero Har ha-Manuhot di Gerusalemme alla presenza del capo dello Stato Reuven Rivlin, del premier Benaymin Netanyahu e del laburista Yitzhag Herzog. La Francia è rappresentata da Segolene Royal. Il ministro dell’ecologia transalpino ha voluto esprimere la propria vicinanza alle famiglie delle vittime: “Ogni colpo contro un ebreo è un colpo contro popolo di Francia”, ha detto.

Nuova copertina di Charlie Hebdo, la comunità islamica si divide
Reazioni contrastanti da parte della comunità islamica francese dopo la diffusione della vignetta che apparirà sulla copertina del prossimo numero della rivista satirica francese. Il presidente del Consiglio francese per il culto musulmano (Cfcm), Dalil Boubakeur, ha infatti esortato “la comunità musulmana a mantenere la calma ed evitare reazioni emotive o incongrue, incompatibili con la sua dignità e la sua riservatezza, nel rispetto della libertà di opinione”. L’immagine dal titolo “Tutto si perdona”, che raffigura Maometto con le lacrime agli occhi e in mano il cartello “Je suis Charlie” non è piaciuta, invece, ad Abdallah Zekri, presidente dell’Osservatorio contro l’islamofobia. A Le Figaro, l’uomo ha dichiarato che la scelta della redazione punta a gettare “benzina sul fuoco”:  “Maometto, Maometto sempre Maometto, è morto secoli fa. Ci sono molte reazioni di musulmani che sono indignati e io le comprendo”. C’è anche chi, come Anjem Choudary, predicatore islamico radicale britannico, si dice offeso dalla decisione del periodico di pubblicare nuovamente l’immagine del profeta Maometto in prima pagina: “Rappresentare il profeta in questo modo – ha detto – vuol dire ridicolizzarlo, è un atto di guerra. E’ un atto estremamente grave”. L’autorità egiziana che emette gli editti religiosi (fatwa), la “Dar el Iftaa” del Cairo, attacca la pubblicazione: “Una provocazione non giustificabile dei sentimenti di 1,5 miliardi di musulmani nel mondo”, ha dichiarato. In Israele la copertina del settimanale è stata anticipata con evidenza dal quotidiano Haaretz, e in tono più misurato anche da Yediot Ahronot, Maariv e Israel ha-Yom. La reazione nel sito islamico palestinese Quds.net è stata immediata: ha offuscato la vignetta e ha accusato il giornale israeliano di aver “provocato” i fedeli musulmani nel mondo.

Ucoii: “Musulmani come gli ebrei di 70 anni fa”
“Quello che hanno passato gli ebrei 70 anni fa, ora lo sta passando la comunità islamica. Questo è ciò che i terroristi vogliono, creare una barriera tra musulmani e non musulmani. I musulmani sono sospettati di essere la quinta colonna della società, come erano sospettati di esserlo gli ebrei settant’anni fa; fortunatamente, a pensare questo dei musulmani, oggi, è solo una piccola minoranza”. Lo ha detto il presidente dell’Ucoii e imam di Firenze Izzedin Elzir. “Sono state bruciate più di 50 moschee in Francia negli ultimi mesi; più di 100 in Germania, ma di questo non si parla – ha aggiunto – nella nostra realtà italiana un assessore di un comune scrive su Facebook ‘spero che siano sterminati tutti i musulmani’, e meno male che il suo sindaco l’ha fatto smettere, chiedendone le dimissioni. Un altro, nel Veneto, manda una lettera ai presidi chiedendo di far portare ai genitori musulmani un certificato di condanna degli attentati. Cioè c’è chi chiede ai figli di musulmani, bambini di 8, 9, 12 anni, cosa pensano di quello che è successo; non è terrorismo questo?”.

Sala: “Expo bersaglio ideale per terrorismo”
Sul pericolo terrorismo è intervenuto anche il commissario unico di Expo 2015, Giuseppe Sala, che, parlando a Mix 24, ha voluto sottolineare come l’organizzazione della sicurezza debba rappresentare una priorità, in vista dell’inizio della manifestazione a maggio: “E’ un tema a cui stiamo pensando da un anno e mezzo – ha rivelato Sala -, quindi ci stiamo preparando, organizzando sulla protezione. L’Expo potrebbe essere un bersaglio ideale per il terrorismo“. Il commissario ha però voluto rassicurare i futuri visitatori dell’Esposizione universale: “Se fossimo a 108 giorni con tutto da inventare – ha detto – sarei molto preoccupato. So quello che abbiamo fatto fino ad oggi. Stiamo lavorando da un anno e mezzo con ministero degli Interni, Prefettura e Questura, con le aziende che ci garantiscono la sicurezza, quindi penso che stiamo messi abbastanza bene”.

Uomo fermato in stato d’ebbrezza: “Ci vorrebbero più Kouachi”
Quattro anni di reclusione dopo aver provocato un incidente d’auto guidando ubriaco. La severità della pena, però, si spiega con un’altra accusa nei confronti di un 34enne fermato a Valenciennes, nel nord della Francia: “Apologia di atti di terrorismo”. Agli agenti che lo hanno fermato dopo l’incidente, l’uomo si è rivolto inneggiando ai due fratelli autori dell’attacco a Charlie Hebdo: “Ci dovrebbero essere più Kouachi. Spero che sarete i prossimi”, ha detto.

Sei terroristi in fuga. Isis viola profilo Centcom
Intanto, la Francia deve fare i conti con sei terroristi in fuga e una nazione sotto controllo. E’ una Paese militarizzato quello che cerca di ripartire dopo gli attentati nella redazione di Charlie Hebdo e nel supermercato ebraico di Porte de Vincennes a Parigi. Le indagini si concentrano ora su sei persone che farebbero parte della stessa cellula dei fratelli Kouachi: uno di loro è stato visto alla guida dell’auto della compagna di Amedy Coulibaly.

Nella notte è stato invece riattivato l’account Twitter del comando centrale Usa @CENTCOM dopo che alcuni hacker si sono infiltrati e lo hanno alterato. “Siamo tornati”, ha scritto lo staff. “Il Centcom ha temporaneamente sospeso il suo account dopo un atto di cyber vandalismo”. Simpatizzanti non meglio specificati dell’Isis si erano inseriti mettendo il nome ‘Cybercaliphate’, su una foto di un militante jihadista con la kefia bianca e nera che gli nasconde il volto e la scritta “I love you Isis”. L’incidente ha creato non poco imbarazzo al Pentagono anche perché gli hacker hanno alterato anche il profilo YouTube del Centcom con l’inserimento di due video di propaganda pro-Isis. Il comando centrale Usa, che coordina le operazioni militari della coalizione in Medio Oriente, ha poi precisato in un comunicato che nonostante l’attacco, “i network operativi militari non sono stati compromessi e non c’è alcun impatto operativo per il Centcom”.

Oltre cinquanta atti di ritorsione nei confronti dei musulmani sono stati segnalati in Francia dal giorno dell’attacco contro la redazione di Charlie Hebdo. A denunciarlo è l’Osservatorio contro l’islamofobia del Consiglio francese del culto musulmano (Cfcm) che invita le autorità a “rafforzare la sorveglianza” delle moschee. Secondo il presidente dell’Osservatorio, Abdallah Zekri, che cita dati forniti dal ministero dell’Interno, 21 azioni, tra le quali lanci di granate e spari e 33 episodi di minacce sono state registrate dal giorno della prima strage.