Mentre l’Europa osserva con attenzione le ultime evoluzioni del caso greco, ad Atene è scattata la corsa al bancomat. Paura di un effetto Cipro? Di certo c’è che il nuovo anno è iniziato con i numeri sconcertanti di dicembre, quando i cittadini ellenici hanno ritirato dai propri conti correnti ben 2,5 miliardi di euro e non per il cenone di Natale. Bensì per il timore che le elezioni anticipate possano portare nuova instabilità e una conseguente scarsezza di contante con una nuova crisi di liquidità. Ad allarmare il Paese ci aveva pensato prima delle feste il governatore della Banca di Grecia, l’ex ministro delle Finanze Ioannis Stournaras, che aveva detto come in cassa ci fosse contante solo fino al prossimo febbraio. Erano i giorni in cui non si sapeva ancora come sarebbe andata a finire la votazione per la nomina del Presidente della Repubblica. Venti giorni dopo il primo effetto è in quelle cifre che si aggiungono ad una campagna elettorale che è iniziata con accuse e schermaglie tra i partiti.

E’ naufragato dopo sole due settimane l’accordo elettorale tra Syriza e i socialdemocratici del Dimar, guidati da Fotis Kouvellis, che i sondaggi danno sotto la soglia del 3% quindi con l’altissimo rischio di restare fuori dal Parlamento, al pari dei Greci Indipendenti di Panos Kammenos. E sembra che Tsipras sia sicuro della strategia di procedere in solitaria in modo, a urne chiuse, da avere autonomia sufficiente per formare il governo. Ma a rompere gli schemi nel centrosinistra ecco tornare in auge l’ex premier Giorgios Papandreou, pronto a lanciare un nuovo partito in stile Ulivo per sbarrargli la strada. Obiettivo, nuovamente le larghe intese per continuare il memorandum, mentre in casa socialista si fanno i conti con numeri scoraggianti del Pasok guidato dal vice premier Elefteros Venizelos, che è passato in tre anni dal 30% al 5% del 2014.

A destra invece i conservatori di Nea Dimokratia, dati 4-5 punti sotto Syriza, sono ancora a caccia di possibili alleanze dal momento che non hanno interlocutori di coalizione. Il nuovo partito nato per le europee, To Potami guidato dal giornalista Stavros Theodorakis, infatti dovrebbe essere un potenziale alleato di Tsipras in caso di successo alle urne. Così il partito del premier Samaras sembrerebbe restare isolato con alla sua destra il gruppo di Alba dorata dato al 6% (interamente agli arresti) e al centro la sorpresa To Potami che potrebbe intercettare i delusi e il popolo del non voto.

Intanto è polemica sulle dichiarazioni di Ioannis Tolios, membro del dipartimento economico di Syriza secondo cui la sospensione del pagamento degli interessi e del fondo di ammortamento sul debito pubblico “non è una mia posizione personale – ha detto – ma la posizione ufficiale del partito nel nostro recente manifesto per le elezioni europee”. Il collaboratore di Panagiotis Lafazanis ha aggiunto che il rimborso del debito greco avverrà con lo sviluppo e con la cosiddetta clausola sociale. Ma i conservatori lo attaccano, asserendo che se dovesse vincere Tsipras saranno i risparmiatori greci ad essere coinvolti nel rimborso dei titoli di Stato greci con un prelievo forzoso trimestrale in stile Cipro.

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