Nell’era Renzi, i giornali, a sinistra, chiudono uno dietro l’altro nonostante siano destinatari dei contributi pubblici all’editoria. Dopo il caso Unità ed Europa, ora è Left, rivista erede della più famosa Avvenimenti e per alcuni anni allegato settimanale de l’Unità, a interrompere le pubblicazioni. L’annuncio è arrivato dall’amministratore unico della cooperativa che ha annunciato anche lo scioglimento della stessa. A stretto giro il direttore responsabile del settimanale Giovanni Maria Bellu ha rassegnato le sue dimissioni. I giornalisti sono senza alcuna prospettiva e rischiano di ingrossare il numero dei cronisti senza lavoro.

I dipendenti della testata spiegano che Matteo Fago, già azionista di maggioranza dell’Unità, per alcuni mesi aveva tenuto in vita Left, ma ha voluto recedere dalla volontà, più volte espressa, di sostenere ulteriormente questa esperienza editoriale. Fago aveva anche chiesto e ottenuto la nomina di un condirettore di fiducia, Ilaria Bonaccorsi, moglie di Ivan Gardini, figlio di Raul, lo storico patron della Montedison, e candidata civatiana (non eletta) alle ultime elezioni europee. “In questa fase – scrive il cdr di Left – pur riconoscendo a Matteo Fago di aver garantito tra settembre e dicembre la continuità delle pubblicazioni, non possiamo che esprimere sconcerto per la conclusione di questa vicenda e preoccupazione per il nostro lavoro”.

La rivista negli ultimi tempi, si era molto avvicinata alla corrente di Pippo Civati, deputato Pd, e aveva nello piscanalista Massimo Fagioli, curatore di una rubrica fissa settimanale, un punto di riferimento. Matteo Fago, infatti, oltre a editare Left e prima l’Unità, è noto come fondatore della società editrice L’Asino d’oro, che pubblica i libri dello psichiatra. L’esperienza si chiude con il comunicato del comitato di redazione che chiede risposte: “Senza una rapida soluzione il giornale dovrà chiudere i battenti: ci auguriamo che sia possibile trovare al più presto una via per tenere in vita Left”. Visto l’epilogo dell’Unità sembra una speranza vana.

di Giovanni Esposito