“Prima il Quirinale e poi le riforme. Non si scappa. E diciamo di no al tira e molla su un presunto prossimo incontro romano tra Renzi e Berlusconi. Dinanzi a scelte istituzionali gravissime è il momento di proporre metodi istituzionali”. Lo scrive Il Mattinale, la nota politica redatta dallo staff del gruppo di Forza Italia alla Camera, sotto la guida di Renato Brunetta. “Che per il Quirinale si incontrino delegazioni composte da segretario-presidente con i capigruppo di Camera e Senato”, scrive Il Mattinale, che poi sottolinea: “E questo modo di consultazione e di ricerca di accordo deve valere da parte nostra anche nei confronti di Lega di Salvini, Alleanza popolare di Alfano, Fratelli d’Italia di Meloni, Sel e Cinque stelle“.

E ora che il Patto del Nazareno non sta tanto bene Brunetta affonda: “Basta così. Non va più bene un Nazareno sfilacciato da 17 cambiamenti imposti ricattatoriamente, con messaggeri oscuri. Trasparenza e parità, che erano poi le premesse morali e politiche dell’incontro del 18 gennaio dell’anno scorso. Strada di pacificazione vera, avrebbe dovuto essere. Nella consapevolezza della non corrispondenza tra forza parlamentare, esito di un premio incostituzionale, e peso nella vita della nazione”. L’obiettivo come dice Forza Italia da settimane dev’essere “una vera pacificazione la quale ha per presupposto non una sottomissione da sindrome di Stoccolma, ma la rivendicazione serena di una pari dignità e di un peso equipollente nelle grandi scelte che sono in gioco nelle prossime settimane, e che daranno senso al futuro. Noi vogliamo sia scelta la strada della speranza, non quella della genuflessione al potente”.

A Brunetta risponde Emanuele Fiano, relatore del ddl sulle riforme istituzionali alla Camera: “La conferenza dei capigruppo della Camera ha deciso un calendario preciso sulla riforma costituzionale: che prenda avvio l’8 gennaio. A quella decisione ci atterremo. Il Parlamento ha preso un impegno e noi vogliamo confermare il calendario sia per la riforma costituzionale alla Camera che per la votazione della legge elettorale al Senato”.