L’articolo 290 del codice penale, quando lo applichiamo?

È il vilipendio delle istituzioni dello Stato, cui fa seguito quello al Presidente della Repubblica contenuto nel 290-bis.
Siamo convinti che sia diritto di ogni cittadino che crede nello Stato e nelle sue istituzioni a non vederle scempiate da chicchessia. Soprattutto poi dal popolano Grillo, che ci dovrebbe almeno spiegare da dove viene tanto livore. Qualcuno lo sa… da noi si dice che “quando la volpe non arriva all’uva…”.

grillo 675

Noi di Aira chiediamo provvedimenti severi per i corrotti ed i corruttori; i mafiosi e riciclatori, da sempre e per sempre.
Ma anche che chi abusa della parola commettendo reato venga perseguito.
Rispetto, rispetto, rispetto.

L’Italia ha bisogno di coesione.
La gente non capisce, signor Grillo, non si prendono voti con i toni e le sconcezze che lei dice
Nelle scuole spero si spiegherà perché quello che lei sta facendo è reato, così come se lo facesse chiunque altro.
E le ricordo che i toni e i contenuti che utilizza evocano tempi e contesti non proprio consoni alla nostra agognata e pienamente meritata democrazia.

Senza dire dei giornalisti… ne abbiamo per tutti… articoli, libri e ospitate televisive… anche per costoro il reato è applicabile.

Pubblichiamo la nota del direttore Peter Gomez

Questo giornale è si batte da sempre per l’abolizione del reato di vilipendio e di ogni altro reato di opinione. In ogni caso ci pare che il professor Razzante confonda il diritto di critica (anche aspra) col vilipendio: non si spiega altrimenti il suo riferimento a giornalisti, libri e interviste. Pubblichiamo però volentieri il suo post perché qui a ilfattoquotidiano.it ogni opinione ha diritto di cittadinanza. Anche quelle che non condividiamo. Ma ci piace ricordare che la libertà di parola nasce nel ‘700 per poter parlare male di chi stava al potere. Per parlarne bene, infatti, c’erano già i cortigiani. In Paesi più liberali del nostro questo concetto non viene messo in discussione da nessuno. Da noi sì.
P.G.