La Formazione professionale continua obbligatoria per i giornalisti iscritti all’Ordine aveva già generato più di qualche perplessità nei mesi scorsi. A innescare la polemica era stato un articolo di Sergio Rizzo sul Corriere della Sera che contestava le sanzioni incerte per chi non avesse frequentato i corsi obbligatori – che non sono tutti gratuiti – e i punti cumulati anche per i cronisti che tengono le lezioni. L’obiettivo è di 60 crediti in tre anni, minimo 15 all’anno. Ma nonostante le critiche e i dubbi sollevati dagli stessi giornalisti, gli organi ufficiali dell’Odg hanno più volte chiarito che indietro non si torna. E che i corsi di formazione sono obbligatori e che, per alcuni, non basta la frequentazione e ci sono test da superare.

Sito FormazioneGiornalisti.it, Modulo Fondamenti di giornalismo digitale, test di verifica della lezione 5. Una domanda recita:
Ai giornalisti:
1. è concesso seguire account su Twitter che potrebbero essere importanti fonti di notizie
2. è permesso dalla deontologia seguire istituzioni su Twitter ma non persone
3. è sconsigliato seguire con il proprio account istituzioni e persone su Twitter

Qualsiasi giornalista che conosca il mestiere, soprattutto alla luce della rivoluzione digitale in corso, non avrebbe il minimo dubbio sull’alternativa da scegliere: numero 1, senza se e senza ma.
Peccato, però, che al momento di verificare le risposte al test (serve il 100% di risposte esatte per passare alla lezione successiva), arrivi l’amara sorpresa: risposta errata.
Lo sconcerto è più che giustificato: come si può pretendere di spiegare agli addetti ai lavori il giornalismo digitale se la risposta corretta è “è sconsigliato seguire con il proprio account istituzioni e persone su Twitter”?

Il primo pensiero è che si tratti di un errore, ma non è stato possibile sincerarsene, visto che i tre numeri telefonici del Centro di documentazione giornalistica, che cura il portale di formazione, squillano a vuoto. Resta il dubbio che si sia trattato di una svista. Più che un dubbio, anzi, è una speranza per qualsiasi giornalista che tenta di stare al passo con i tempi e sa perfettamente che Twitter è ormai uno strumento di lavoro fondamentale, spesso più tempestivo delle agenzie stampa.

Di casi che confermano questa tesi ce ne sono tanti, ma citiamo solo l’ultimo in ordine di tempo, che riguarda l’incendio a bordo del traghetto Norman Atlantic. L’account twitter di Filippo Sensi (@nomfup), portavoce del presidente del Consiglio Matteo Renzi, ha aggiornato in tempo reale sugli sviluppi delle operazioni di salvataggio, fornendo ai giornalisti uno strumento per seguire l’evolversi di una vicenda complicata e difficile da seguire sul campo.
L’ordine dei giornalisti, a giudicare dalla risposta corretta al test, ignora che Twitter sia uno strumento indispensabile per il mestiere di oggi.