C’è chi parla di tragedia e chi di liberazione. La terza fumata nera per le presidenziali greche scioglie di fatto il Parlamento di Atene, con le elezioni anticipate già il prossimo 25 gennaio così come previsto dalla Costituzione. Troppo forte non solo l’opposizione al candidato di conservatori e socialisti Stavros Dimas votato solo da 168 deputati su 300, ma soprattutto la consapevolezza che fino ad oggi il memorandum con i creditori internazionali non ha prodotto i risultati auspicati, come dimostrano i 12 miliardi di euro di mancati incassi per l’erario greco nel solo 2014. Questa la tesi del Syriza di Alexis Tsipras, dato da tutti i sondaggi in testa con almeno 3-4 punti percentuali di vantaggio rispetto ai conservatori del premier Antonis Samaras.

Il primo ministro si dice tuttavia certo che, nelle “folli difficoltà di un voto anticipato in queste condizioni economiche”, i conservatori usciranno vincitori. Il motivo? Tsipras non avrebbe idea di dove reperire le risorse finanziare per attuare il suo programma. Il leader di Syriza infatti ha proposto di ripristinare la tredicesima per le pensioni fino a 700 euro, di ridiscutere i termini del memorandum con la troika, ma non di uscire dall’euro. E nel giorno dello “scioglimento” del Parlamento parla di giorno “storico per il popolo greco”, i deputati non “potevano più continuare così e dopo due anni e mezzo di governo Samaras è ora vicino un futuro più dolce”. Diverso il parere del ministro dell’economia Ghikas Hardouvelis, secondo il quale le chiavi del futuro della Grecia sono in mano al numero uno della Bce Mario Draghi “che può chiudere il finanziamento alle banche e strangolare l’economia”. Anche se, sempre a suo parere, i depositi nelle banche sono al sicuro: “In realtà noi come ministero abbiamo partecipato la scorsa settimana alla possibilità di legiferare sul Fondo di stabilità finanziaria in caso di uno stock superiore a quello che dovrebbero sostenere i depositanti”.

Intanto gli ultimi sondaggi danno Syriza al 27%, Nea Dimokratia al 23, Alba Dorata al 6, i comunisti del Kke al 5,5, i socialisti del Pasok al 5. In aula presenti anche i deputati di Alba dorata, condotti con i cellulari della polizia direttamente dal carcere dove sono reclusi. Al termine del voto alcuni chrisiavghites, rivolti ai banchi del governo, avrebbero detto: “Siete finiti, ci vediamo in galera”. Contemporaneamente la deputata Eleni Zaroulia ha sputato contro i due ex di Alba dorata, passati al gruppo misto, che hanno votato per Stavros Dimas, urlando “traditori, Efialte”. La storia, come alle Termopili, si ripete.

Sullo sfondo la reazione dei mercati già nervosi in attesa dell’esito delle votazione. In scia alla notizia la Borsa di Atene è crollata sotto la pressione dell’aumento dell’incertezza politica arrivando a perdere fino all’11 per cento e chiudendo la seduta a -3,9 per cento. Seguono a ruota Milano, che ha lasciato sul terreno l’1,15%, Madrid, a -0,84%, e Lisbona, a -0,74 per cento. Gli altri listini europei, che nel corso del pomeriggio avevano virato in negativo, hanno invece recuperato terreno. Francoforte ha archiviato la giornata con un +0,05%, Parigi ha messo a segno un +0,51% e la Borsa di Londra ha guadagnato lo 0,36 per cento.

@FDepalo