Del “Cantico delle creature” di San Francesco d’Assisi ha solo il nome. Anche se sulle sue pareti sono riprodotti i versi di quel celebre e antichissimo componimento. Il lussuosissimo albergo e ristorante romano “Il Cantico” di via Gregorio VII, a due passi dall’austera residenza di Papa Francesco, Casa Santa Marta, è un vero e proprio schiaffo alla povertà del santo di Assisi. La costosissima ristrutturazione della struttura, gestita dall’ex economo generale dei frati minori, padre Giuseppe Lati, dimessosi in seguito al crack, ha contribuito alla bancarotta dei francescani. Di “sorella povertà” nemmeno l’ombra nell’albergo di lusso gestito dai seguaci di San Francesco: 71 camere matrimoniali, doppie e singole, dotate di cassaforte, frigo bar, tv, wi-fi, aria condizionata, illuminazione a led con quattro posizioni.

Nella mission del Cantico sul suo sito ufficiale si legge: “Cercheremo di spendere il vostro denaro con sapienza e faremo in modo che sia socialmente utile all’umanità che soffre”. E in un altro passaggio: “Gli utili di questa struttura saranno devoluti nella loro interezza ai nostri missionari, presenti in oltre cento paesi del mondo, e alla formazione di giovani provenienti da paesi poveri”. Segue poi un dettagliato elenco di opere di beneficenza. “La nostra presenza nel mondo – si legge ancora sul sito ufficiale dell’albergo gestito dai frati minori – è attenta ai poveri attraverso lebbrosari e centri per malati di Aids, ai bambini di strada o abbandonati dai cari, alle famiglie in difficoltà, al sostegno al microcredito, alle mense per i poveri e a ogni iniziativa che possa donare dignità e valore alla persona. I poveri sono e saranno i nostri fratelli privilegiati e faremo di tutto affinché la povertà involontaria sia debellata, perché si crei una società più equa, non conflittuale e capace di riconoscere in tutti il volto di Cristo, sapendolo amare”.

Affermazioni che sono totalmente contraddette dall’inequivocabile denuncia del ministro generale, padre Michael Perry, che sul sito ufficiale dei frati minori non ha esitato ad ammettere che nella gestione del patrimonio dei francescani “sembrano esserci state un certo numero di dubbie operazioni finanziarie, condotte da frati cui era stata affidata la cura del patrimonio dell’ordine, senza la piena conoscenza e il consenso né del precedente né dell’attuale Definitorio generale“. Operazioni sulle quali, proprio per volere di padre Perry, stanno indagando le “autorità civili”. Un’eredità, quella del governo dei frati minori, che Perry ha ricevuto da 19 mesi direttamente dalle mani di monsignor José Rodriguez Carballo, per 10 anni, dal 2003 al 2013, ministro generale fino a quando Papa Francesco non lo ha nominato vescovo e segretario della Congregazione per i religiosi.

Visionando il sito del “Cantico”, spesso adoperato dalla Conferenza episcopale italiana per i suoi meeting, è facile constatare il lusso della struttura dove si ricorda ai clienti che “il dormire è solo uno dei piacevoli dettagli”. Un vero e proprio “paradiso di eleganza, calore e benessere, in armonia con un ambiente salubre e sereno. Viviamo l’ospitalità – si legge ancora – secondo l’antica tradizione francescana, con un’accoglienza discreta e avvolgente. Camere confortevoli, una cucina sana dagli aromi unici, un’oasi naturale di verde, un silenzio che infonde ogni angolo”. Nella descrizione della struttura viene sottolineata anche la cura dei particolari: “Arredato con gusto e passione, ogni piccolo dettaglio è frutto di un’accurata ricerca”.

Il ristorante, con 300 posti su due sale comunicanti, viene descritto come “un’oasi della degustazione, un museo di prodotti naturali e sani, un giro per l’Italia degli aromi e dei gusti unici”. Il Cantico dispone anche di un “poetico e panoramico Roof garden, che offre una splendida vista sulla città e sulla cupola di San Pietro: 80 posti seduti, cucina indipendente e american-bar“. E poi di una cantina a vista con oltre 160 etichette provenienti da ogni regione d’Italia, “una raccolta delle migliori espressioni vitivinicole che ogni zona può offrire, alcune delle quali agli antipodi l’una dall’altra, dalle Cinque terre al Carso, dalle Langhe all’Etna“. Una realtà totalmente agli antipodi con quanto predicato e vissuto nel Duecento da San Francesco d’Assisi e oggi dal Papa argentino che ne ha preso il nome che ha bollato come “miseria cieca considerare scopo della propria esistenza la ricchezza materiale, la ricerca del potere e del piacere e di asservire la vita del prossimo al conseguimento di questi obiettivi”.

Twitter: @FrancescoGrana