“Abbiamo bisogno anche di voi. Non siete qui solo per fare caciara”. Matteo Renzi riferisce in Parlamento sul Consiglio europeo, ma una volta alla Camera si rivolge direttamente ai deputati del Movimento 5 stelle. La riforma del Senato, la legge elettorale, l’elezione del Quirinale. Il pensiero del presidente del Consiglio è ai prossimi provvedimenti che l’Aula dovrà affrontare e all’alleanza mai riuscita con i 5 stelle. Ma la sua più che essere una apertura è una critica aperta ai parlamentari grillini. “Abbiamo bisogno anche di voi, ne ha bisogno questo Parlamento che non può vedere costantemente buttata via una forza politica importante che ha preso milioni di voti, in una discussione interna e sterile con cui continuerete a perdere deputati e senatori”. Rispondono dai banchi i 5 stelle: “Ma che dici”, gridano. E poi: “Non non siamo mafiosi”. Il leader Pd risponde: “Credo che sia il caso di verificare se le loro corde vocali siano ancora in grado di esprimere qualche concetto”. La tensione cresce poco dopo quando uno dei deputati del Movimento 5 stelle, Tommaso Currò, annuncia il suo addio al gruppo e il voto per Renzi. 

Gli scontri si ripetono al Senato. Il premier alza la voce quando, nel corso del suo intervento, parla della strage dei bambini avvenuta oggi in Pakistan e viene interrotto da qualcuno che grida: “Pensa ai bambini italiani”. “Almeno su questo un limite alla dignità…come si fa…come si può… dire pensa ai bambini italiani. E’ incredibile”. E poi ai 5 stelle: “Le vostre urla sono il segno di una frustrazione che comprendiamo, e una risposta al fatto che milioni di elettori che vi hanno votato nel 2013 non vi votino più. Siamo solidali, capiamo la vostra difficoltà e vi mandiamo un abbraccio. Ma pensiamo che il nostro compito sia quello di continuare a lavorare per l’Italia. Voi lanciate pure le vostre urla, ai tempi di Manzoni erano una cosa seria ma per voi sono solo un senso di frustrazione che comprendiamo”. In serata i grillini hanno smentito di aver mai pronunciato la frase “pensa ai bambini italiani”.

Renzi non risparmia le critiche alla scelte dei 5 stelle. “Non siete più a discutere nei Meetup, ma nelle istituzioni e a governare. Vi hanno eletto non per insultare, per urlare in Parlamento. Tutte le volte che urlate io dovrei essere contento perché rappresento un partito che ha preso il maggior numero di voti a livello europeo che neanche se mettete insieme tutti gli utenti unici riuscite a fare”.  E poi aggiunge: “Questa discussione richiede qualcosa di più di un semplice desiderio di urlare e buttarla in caciara. Come è possibile che si perda una occasione di riflessione sull’Europa, che capisco possa essere difficile per una parte di voi? Perché è difficile fare un accordo con Farage e pensare che la politica ambientale sia quella per la quale avete tentato di mantenere una coerenza mandata via dall’appartenenza a quel gruppo”.

I deputati M5s non accettano però le critiche. “La caciara”, dice Carla Ruocco tra i membri del direttorio, “comprende anche 450 euro di Tasi che ho pagato questa mattina, uscendo di casa e trovando le strade allagate e le buche a terra; la caciara comprende aver accompagnato i miei due figli in una scuola che cade a pezzi, perché in questo Paese le scuole cadono a pezzi. Se Renzi vivesse in questa realtà e non in una bolla, allora di unirebbe alla caciara dei cittadini”. E poi Alessandro Di Battista su Facebook: “Il Presidente del Consiglio, con la disoccupazione a livelli record, si occupa di attaccare il M5S. Seguire i lavori d’Aula ci dà degli elementi fondamentali per capire chi difende i cittadini e chi i ladri”.

Il leader Pd nel suo discorso a Camera e Senato riferisce in merito al Consiglio europeo del 18 dicembre. Il Parlamento nel tardo pomeriggio approva le risoluzioni della maggioranza dopo le comunicazioni del presidente del Consiglio Matteo Renzi. Respinte le risoluzioni di Roberto Calderoli, Lega, M5S, Sel e Fi. “Oggi”, dice Renzi, “non abbiamo fatto una verifica del semestre di presidenza italiana e ancora non so se si possa considerare chiuso, perché so che fino all’ultimo giorno il Consiglio sta discutendo proposte italiane. Oggi abbiamo imposto più che proposto al dibattito politico europeo la necessità di un cambio di passo che naturalmente non si è ancora definito del tutto, come è fisiologico”. Secondo Renzi sarà il 2015 a dare risposte sulla situazione economica: “Sarà l’anno prossimo a dirci se la politica economica dell’Europa unita sarà finalmente centrata sulla crescita o continuerà ad essere una via di mezzo spuria. Credo e spero che con l’aiuto di tutti, anche con quello dei parlamentari italiani, si torni a guardare verso l’Europa della crescita e non solo verso l’Europa dell’austerity“. Poco prima di iniziare a parlare alla Camera si è fermato a scherzare con alcuni deputati. Tra questi anche l’onorevole Giancarlo Giorgetti della Lega Nord a cui ha sfilato “per scherzo” il fazzoletto verde simbolo del Carroccio per metterle nel cassetto.