Gli italiani vogliono una scuola dove si studi più inglese e più economia, dove si valorizzino educazione fisica e storia dell’arte; classi senza precari ma con docenti più formati; un percorso d’abilitazione all’insegnamento nuovo che valorizzi la didattica digitale e le lingue; un sistema basato sul merito e non sull’anzianità ma soprattutto una scuola dove si torni a fare educazione civica. Sono questi i risultati di due mesi di consultazione sul pacchetto “la Buona Scuola”.

Il ministro della Pubblica Istruzione, Stefania Giannini, accanto al suo staff che ha fatto da regia a tutta la campagna e alla stesura del documento (tanto da immortalarsi in più fotografie nel report finale), ha presentato i dati definendo la consultazione “la più grande d’Europa”: 207mila partecipanti online; un milione e 300 mila gli accessi al sito labuonascuola.gov; 45mila i commenti rapidi; 200mila i partecipanti ai dibattiti fatti sul territorio; 67% di uffici scolastici regionali coinvolti; 5mila proposte arrivate online; 130mila partecipanti al questionario. Numeri che vanno analizzati e confrontati dal momento che in Italia, secondo il servizio statistico del Miur i docenti nell’anno scolastico 2014/2015 sono 721.590. Lo stesso ministro fino al mese scorso, a microfoni spenti, auspicava di arrivare a 150mila questionari.

Entrando nel merito della partecipazione risalta un fattore: a rispondere al questionario online non sono stati i giovani ma soprattutto i docenti (54,3%) e i genitori (20%) ovvero chi ha tra i 30 e i 60 anni. Sono soprattutto le donne ad aver prestato attenzione alla consultazione forse anche perché la scuola è abitata in maggioranza dal genere femminile. Interessante notare che nelle stanze online, dove era possibile scrivere proposte e dare il proprio “mi piace” alle istanze presentate, i temi legati all’innovazione, al pensiero computazionale, al programma “Digital Makers” non hanno riscosso successo. Le proposte più seguite sono state quelle relative all’abilitazione all’insegnamento, al concorso e alla formazione dei docenti.

Gli italiani che hanno guardato il progetto “la Buona Scuola” hanno le idee chiare in merito al piano assunzione del governo. Sono d’accordo sullo svuotamento delle graduatorie ad esaurimento ma ad alcune condizioni: anno di prova rafforzato per chi entra in ruolo e formazione. Non solo: il 72% vuole un percorso per l’abilitazione diverso dall’attuale; l’89% chiede una didattica più innovativa che includa le lingue e le tecnologie informatiche. In viale Trastevere dovranno fare i conti anche con la richiesta di un cambiamento netto nella modalità di valutazione dei concorsi: più che curriculum, titoli e pubblicazioni, gli italiani vogliono che sia valutata la capacità d’insegnare.

Il sindacato dovrà, invece, rassegnarsi all’idea che l’81% di coloro che hanno risposto al questionario vuole che a determinare la crescita stipendiale dei docenti sia il merito e non l’anzianità (14%). E se nel documento iniziale vi era ben poco riguardo gli organi collegiali, dalla consultazione esce che l’89% chiede che siano modificati. Sulle competenze i dati non sono per nulla scontati: il 92% chiede più inglese; l’82% più economia; l’81% più educazione fisica e il 78% più attenzione per il pensiero computazionale. Da puntualizzare che sono soprattutto i nonni (60%) ad essere innovatori mentre genitori (63%) e docenti (43%) sono più prudenti.

Numeri che non convincono le organizzazioni sindacali e gli studenti. Marcello Pacifico, presidente dell’Anief, è cauto: “Sul precariato auspichiamo che l’esecutivo onori gli impegni assunti in parlamento e preveda l’inserimento di altri 100mila docenti abilitati nella Gae. Sull’organico funzionale è arrivato un messaggio chiaro: non può essere utilizzato per coprire buchi delle supplenze brevi ma per arricchire l’offerta formativa”. Duro Mimmo Pantaleo, segretario nazionale della Flc Cgil: “Non si è trattato di una vera partecipazione, i risultati sono scontati. Ho girato tutta l’Italia e questo grande consenso per il piano ‘la Buona Scuola’ non l’ho incontrato. Il panorama non è quello descritto al ministero. Sulla questione del merito, accanto all’anzianità, sicuramente ci devono essere altri indicatori ma ci vuole il rinnovo del contratto, bisogna passare da lì”.

Negativi anche gli studenti: “I risultati della consultazione riguardo al Sistema nazionale di valutazione – spiega Alberto Irone, portavoce nazionale Rete studenti medi – confermano quanto diciamo da anni: nella valutazione delle scuole ci deve essere la valutazione degli studenti. Ci auguriamo che il percorso legislativo del piano sia più trasparente e più inclusivo rispetto a quello della consultazione. Quest’ultima è stata rivolta principalmente alle scuole, senza direzionarsi su chi la scuola la vive ogni giorno: noi studenti”.