Il governo lascia Invalsi senza soldi e mette a rischio i test nel 2015, proprio nell’anno in cui il Ministero decide di dare l’accelerata decisiva sulla meritocrazia nelle scuole. L’ultimo paradosso della legge di Stabilità colpisce l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema dell’istruzione: i 10 milioni di euro inizialmente stanziati per le attività del prossimo anno sono stati stralciati dalla Commissione Bilancio della Camera. Adesso restano pochi giorni per rimediare nel corso della discussione del testo al Senato. “Altrimenti – avvisano dall’Istituto – dal 2 gennaio chiudiamo le attività istituzionali”.

Invalsi esiste dal 1999 (anno in cui ha raccolto l’eredità del Cede), assolve diverse funzioni (in particolare di valutazione della scuola italiana): fra queste le omonime e tanto discusse prove con cui dal 2005 viene misurato il grado di apprendimento degli studenti in alcune classi del ciclo d’istruzione del Paese; ma anche i test Ocse, la principale indagine comparativa internazionale sulla scuola, fondamentale per conoscere il livello dell’istruzione italiana a confronto del resto dell’Unione Europea. Ora tutto questo potrebbe essere a rischio. Nella manovra il governo aveva stanziato dieci milioni di euro, che sarebbero serviti per stabilizzare un terzo del personale (30 dei circa 90 dipendenti) che da oltre dieci anni lavora in condizione di precarietà. E poi per svolgere le attività ordinarie e straordinarie nel 2015. Nei piani del Ministero, infatti, c’è un ulteriore potenziamento di Invalsi: non più solo i test, nazionali ed internazionali, e la prova inclusa negli esami di terza media. Dal prossimo anno l’Istituto dovrà occuparsi anche di strutturare il nuovo Sistema nazionale di valutazione delle scuole, uno dei cardini della “riforma Giannini“.

Fino ad oggi Invalsi ha sempre funzionato appoggiandosi a finanziamenti europei (i cosiddetti Pon), che però venivano erogati per progetti sperimentali. Mentre il Fondo ordinario è stato progressivamente depauperato nel corso degli anni, quasi dimezzato rispetto al 2008. Comunque sempre attestato su livelli molto più bassi del resto d’Europa: in Olanda, per fare un esempio, il Cito (l’equivalente dell’Invalsi) può vantare 600 dipendenti e un budget di 120 milioni di euro l’anno. Quei dieci milioni, insomma, erano ossigeno vitale. E al momento sono saltati: nelle casse dell’Istituto per il 2015 restano appena 4 milioni, con cui sarà possibile finanziare solo la ricerca interna. I quiz per gli esami di terza media potrebbero essere un problema, le test Invalsi e Ocse sono in pericolo.

L’Istituto potrebbe addirittura trovarsi a dover rinunciare a uno delle due prove: “Ma sarebbe come scegliere chi salvare fra due figli, impossibile”, spiegano da Frascati, dove ha sede l’ente. Anche perché gravissime sarebbero le conseguenze: “Rischiamo una figuraccia a livello internazionale. E un danno irreparabile a livello scientifico, perché saltare un ciclo aprirebbe un buco nelle nostre ricerche (anche perché in cantiere c’è il progetto di riunire sotto un’unica scala metrica i due test, ndr)”. Il tutto, nel momento in cui il Ministero calibra la sua riforma della scuola proprio sulla valutazione di studenti, istituti, persino docenti. Il governo e il sottosegretario Faraone hanno assicurato all’Istituto che la situazione verrà risolta. Ma intanto il 2015 si avvicina. E senza soldi rischia di essere l’anno zero per Invalsi.
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